Una folla per l’addio a De Massis, 43 anni: lascia due figli piccoli

Professore di Storia dell’arte al liceo Volta di Francavilla Suonava nei locali col gruppo che condivideva con il fratello
PESCARA. Tantissimi amici, una valanga di amore. Per l’ultimo saluto a Andrea De Massis, morto a 43 anni, ieri la chiesa di Sant’Antonio si è riempita: chi conosceva il prof di Disegno e storia dell’arte, chi gli voleva bene, ha voluto esserci e stringersi alla sua famiglia: i genitori Isa e Sandro, il fratello Matteo e la moglie Valeria, con i due figli di 7 e 3 anni.
Insegnava al liceo scientifico Volta di Francavilla, Andrea De Massis, che ha scoperto di essere malato all’inizio dell’anno scorso. E fino ad allora ha continuato ad alimentare la sua grande passione per la musica suonando nei locali insieme al suo gruppo, Boys in the attic, una tribute band degli Aerosmith.
«Lui era alla chitarra», dice il fratello Matteo, 40 anni, «e io alla batteria», racconta parlando del grande legame che li univa «anche se magari dall’esterno non si vedeva molto». Oltre ad essere fratelli (tutti e due insegnanti, tutti e due musicisti) erano anche amici, «frequentavamo lo stesso gruppo, un unico grande gruppo nato dalla fusione delle nostre compagnie di amici». Andrea, che viveva a Pescara in via Cesare Battisti, aveva studiato all’Accademia di belle arti a Urbino, «ed era un “artistoide”. Era molto creativo, aveva una manualità importante e prima di insegnare aveva realizzato pitture, serigrafie e mosaici», per dirne alcune. Si ingegnava, studiava e poi realizzava le sue opere. Per dirne una, «ha usato dei sacchi enormi per i rifiuti, quelli neri, li ha tirati a mo’ di tela e ci ha disegnato sopra, creando delle opere» incastonate in «cornici di legno, che abbiamo appeso nelle nostre case». Ma non solo quello. «Veniva nei locali con gli amplificatori fatti da lui. Studiava come fare, autonomamente», poi si metteva al lavoro per raggiungere l’obiettivo. E ci riusciva. Nella sua scuola «lo adoravano», per queste abilità e per il suo carattere. «Eppure non si vantava mai di ciò che faceva», prosegue il fratello. «Anzi, da questo punto di vista era abbastanza riservato, pur essendo una persona molto amichevole con tutti, gentile e altruista». Sopra ogni cosa teneva alla sua famiglia ed «era molto attento ad essere presente», racconta sempre Matteo. E tra i ricordi di queste ore ci sono le serate trascorse insieme, ad esibirsi nei locali, «quando ci travestivamo per suonare con il nostro gruppo, in modo da somigliare il più possibile agli Aerosmith».
Tanti i messaggi sui social per l’addio a «un ragazzo meraviglioso», «bello, sempre con il sorriso sulla bocca», «un ottimo giovane», la cui scomparsa lascia tutti addolorati.

