Una folla per l’addio al bidello Gli alunni lanciano petali di fiori

25 Gennaio 2016

Chiesa di via Stradonetto gremita per i funerali di Antonio Di Cola stroncato venerdì da un malore Il ricordo del parroco don Marco: «Il sorriso non mancava mai sulla bocca di quest’uomo buono»

PESCARA. Tanti fiori lanciati in aria al passaggio del carro funebre, molti messaggi di affetto e un lungo applauso ad accompagnare l'addio. I bambini e il personale della scuola primaria Flaiano di via Cecco Angiolieri hanno salutato così Antonio Di Cola, il bidello di 62 anni che venerdì mattina è stato stroncato da un malore mentre stava andando a fare una visita per il rinnovo della patente, dopodiché avrebbe dovuto raggiungere il posto di lavoro. La sua Citroen C1, che si è ferma d’un tratto sulla Tiburtina, prima delle 8, ha bloccato il traffico ed è bastato poco per capire che non si trattava di un guasto al veicolo ma che all'interno dell'auto si era verificata una tragedia. Inutili i soccorsi: per l'uomo non c'è stato niente da fare.

Ieri grandi e piccini hanno accolto il feretro, a pochi passi dalla chiesa di via Stradonetto, facendo cadere sul carro funebre una pioggia di fiori e gli alunni della scuola hanno usato per il bidello scomparso improvvisamente parole di stima e di sincero attaccamento. Impossibile non ricordare, prima dell’ultimo saluto, l'accoglienza che Di Cola riservava a tutti, con «serenità e gioia» con il sorriso non mancava mai sulla bocca di quest’uomo, «buono e serio sul lavoro». Alle parole di Don Marco, che ha sottolineato «l’amore del Signore per Antonio nella sua semplicità, nella sua umanità e nella sua essenza», si sono unite quelle di una maestra, Elena Mancinelli, che ha sottolineato il valore della presenza a scuola del 62enne.

Rivolgendosi direttamente al bidello che non c'è più, Macinelli ha parlato di «un eroe con un cuore d'oro. Senza di te - ha detto ancora - la scuola non sarà più la stessa. Sei stato per tutti il dolce sorriso del mattino», ha aggiunto la maestra figurandosi Di Cola mentre «spalancava le braccia, sempre pronto a riceverci e ad accoglierci e sempre in grado di strapparci un sorriso, con le tue battute ironiche e sagaci. Mai uno sgarbo né una parola di troppo, mai un affronto» da parte di quest'uomo, contraddistinto da «riservatezza, compostezza e contegno» e il cui sguardo era particolarmente attento nei confronti di «deboli e indifesi».

Di Cola era «forte» ma nello stesso tempo «sensibile e generoso, un bambino tra i bambini», e non mancava mai «all’appuntamento con la solidarietà». Anzi, di fronte agli episodi più tristi e violenti diceva di «vergognarsi di appartenere al genere umano». Per chi ha vissuto al suo fianco per anni, a scuola, è difficile accettare un distacco così improvviso, e l’unico pensiero che può minimamente confortare è la bella immagine che lascia, l'immagine di «un gigante, un’istituzione, il miglior signore del mondo e, da oggi, il nostro angelo custode».

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