«Una media di due aggressioni a settimana»

Ascani, primario di chirurgia Maxillo-facciale: «In aumento le fratture al volto dovute a violenza»
PESCARA. «Prima erano gli incidenti in moto o in bicicletta, adesso sono le aggressioni la causa più frequente delle fratture al viso che arrivano da noi». Il dottor Giuliano Ascani, primario del reparto di chirurgia Maxillo facciale dell’ospedale, con il collega Paolo Mancini tratta sempre più spesso casi come quello del ragazzo aggredito domenica alla golena sud, operato proprio martedì. «Parliamo di una media di uno-due casi alla settimana», riferisce lo specialista che dal 2013, da quando è stato inaugurato il reparto, ha visto crescere la casistica delle aggressioni. «Credo che sia salito il livello di rabbia e di frustrazione che c’è in giro», commenta con il dottor Mancini, «perché fino a qualche anno fa non era così. Senza considerare la moda di tirare pugni, in voga fino a qualche mese fa». Oltre al 31enne di Silvi, proprio in questi giorni i due medici hanno operato un altro ragazzo, un albanese, e sempre per le fratture al volto dovute a un’aggressione. «Capita sempre più spesso», riferisce il primario, «l’età particolarmente colpita è quella tra i 18 e i 45 anni. Arrivano da noi in ospedale soprattutto durante i fine settimana, quando si esce di più e soprattutto si beve di più».
Ma quali danni può provocare o lasciare un pugno ricevuto? «Danni all’occhio, e si può anche perdere la vista se il pugno colpisce l’occhio in maniera violenta; danni all’orecchio, tanto da perdere l’udito con danni permanenti; danni alla mandibola, perché si possono perdere i denti e la funzione masticatoria. Ma non dimentichiamo», sottolineano i due medici, «che un pugno può uccidere. Se si cade all’indietro e si sbatte la testa, o per un contraccolpo cerebrale».
E ancora: «Un pugno alla mandibola può lasciare anche dei difetti estetici che per i giovani sono comunque limitanti, come lo zigomo che resta depiazzato, o la mandibola che si apre in maniera asimmetrica, o la cavità orbitaria che può restare un po’ più indietro creando anche in questo caso un’evidente asimmetria del volto». E poi il danno psicologico. «Per guarire dalla frattura», conclude Ascani, «ci si impiega almeno un mesetto, e poi ce ne vogliono altri 3 o 4 per recuperare la funzionalità masticatoria o visiva. Ma per alcuni c’è anche da superare il trauma dell’aggressione con percorsi psicologici che durano anche anni». (s.d.l.)

