«Una moderna biblioteca farà risorgere l’ex colonia»

10 Settembre 2014

Parla l’architetto progettista dei lavori di riqualificazione alla Stella Maris Cantiere interrotto nel 2008 per mancanza di destinazione d’uso dell’edificio

MONTESILVANO. Trasformare la Stella Maris in una biblioteca che, seguendo il modello nordeuropeo, possa diventare luogo d’incontro e socializzazione. È la proposta dell’architetto Antonio Michetti, già presidente dell’ordine professionale della provincia di Pescara, progettista e direttore dei lavori per gli interventi di ristrutturazione e restauro che hanno interessato l’edificio storico, dal 2004 al 2008, anno di interruzione dei lavori.

«Se oggi dall’esterno l’enorme aeroplano sembra pronto al decollo», sottolinea Michetti, «all’interno manca ancora tutto: scale di collegamento tra i piani, pavimenti, servizi igienici, impianti. Nonostante nel 2008 fossero stati reperiti i finanziamenti per completare l’opera, in mancanza di una convincente destinazione d’uso, i lavori furono interrotti. E sono tuttora fermi, con il pericolo di vanificare ciò che di buono era stato fatto». L’architetto lancia la sua proposta al governatore, Luciano D’Alfonso, al presidente della Provincia Guerino Testa e al sindaco Francesco Maragno. «Oggi la biblioteca vede immutata, anzi rafforzata la sua funzione sociale; non solo grazie al potenziamento e all’integrazione dei servizi che può offrire cittadini, ma anche e soprattutto proponendosi come “terzo luogo”, secondo un concetto coniato dal sociologo Ray Oldenburg nel 1989. Ovvero un luogo, dopo la casa e il lavoro», spiega, «che possa essere punto di riferimento della vita quotidiana, luogo di socializzazione, incrocio tra una piazza e un caffè, insomma un punto di scambio e incontro che aumenta di importanza in un mondo sempre più anonimo e spersonalizzante».

L’architetto evidenzia come vadano già in questa direzione diverse biblioteche in Olanda, Danimarca, Finlandia e in tutto il nord Europa. «Biblioteche con aperture anche ad attività di tipo commerciale, sponsorizzazioni e network con il mondo del privato», prosegue, «come già da tempo accade in area anglosassone con gli Idea Store, biblioteche di quartiere progettate a immagine e somiglianza di modelli commerciali vincenti».

Ed è proprio basandosi su quel modello che, a detta dell’architetto, la Stella Maris potrebbe tornare a decollare diventando «luogo di incontro, svago e socializzazione, dove formare e nutrire il senso di appartenenza alla comunità, assicurando che i caratteri spaziali della Stella Maris ben si sposano ad accogliere questa pluralità di funzioni: l’imponente volume centrale, la snellezza delle ali, la luminosità degli ambienti, il rapporto di prossimità con il mare».

Elementi architettonici che da anni, tuttavia, sono destinati ad accogliere solo degrado e a fare da tetto a persone disperate che, non avendo alternative, occupano abusivamente gli spazi dell’ex colonia.

A nulla sono valsi i numerosi blitz delle forze dell’ordine, che non sono mai riusciti a evitare il ritorno dei senzatetto nella Stella Maris. A dimostrazione del costante via vai di abusivi nell’edificio, oltre alla porta a vetri al piano terra ridotta in frantumi, anche scarpe e panni messi ad asciugare sulle finestre aperte e coperte riposte che rivelano giacigli di fortuna.

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