Una mozione dei Comuni contro l’emergenza lavoro

3 Marzo 2016

Penne, le amministrazioni del comprensorio vestino invocano misure urgenti per scongiurare la perdita di 400 posti. Il deputato Melilla interroga il governo

PENNE. La situazione occupazionale della Brioni tiene in apprensione il comprensorio vestino. Il rischio di 400 esuberi nella maison d'alta moda pennese, oggi di proprietà della holding francese Kering, ha portato la giunta comunale del sindaco Rocco D'Alfonso ad approvare una delibera, nei prossimi giorni condivisa dai Comuni di tutta l'area vestina, con la quale si chiede la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali negli stabilimenti Brioni di Penne, Montebello di Bertona e Civitella, attraverso l'individuazione di soluzioni concertate con Regione Abruzzo, ministero dello Sviluppo Economico, sindacati di categoria e tutti i soggetti che possano contribuire a una soluzione positiva della vicenda.

Il 9 marzo, oltre al tavolo di confronto già programmato tra Regione Abruzzo, proprietà Brioni e organizzazioni sindacali nella sede dell'assessorato regionale alle Attività produttive, si terrà un maxi corteo di protesta dei 1.200 lavoratori dell'azienda sartoriale pennese sotto la sede della Regione a Pescara, in viale Bovio. Per far in modo che la protesta dei lavoratori sia forte e quanto più condivisa, l'amministrazione civuca ha organizzato, per lunedì prossimo, un vertice nella sala consiliare tra le sigle sindacali Brioni e tutte le organizzazioni e associazioni comunali, in modo da coinvolgere l'intera città nello sciopero del 9 marzo.

«È una situazione che coinvolge non solo i lavoratori Brioni ma l'intera città», commenta il sindaco D'Alfonso. Il deputato di Sinistra Ecologia e Libertà, Gianni Melilla, intanto, ha inoltrato una nuova interrogazione ai ninistri del Lavoro e dello Sviluppo economico. «Si tratta di una crisi annunciata. Mesi fa, avevo chiesto con un'interrogazione un intervento del governo affinché affiancasse il lavoro che stava svolgendo con le parti sociali la Regione Abruzzo. A tale interrogazione, il governo non ha dato risposta e non ha affrontato per tempo il problema. Sindacati dei lavoratori, Comune e Regione Abruzzo sono stati lasciati soli nel confronto con questa multinazionale francese che ha raccolto una delle realtà più importanti dell'alta moda sartoriale italiana che ha vestito tanti capi di stato e stelle del cinema negli anni passati. Investimenti sbagliati, scelte industriali diverse dalla tradizione artigianale, mercati saltati come quello russo in seguito a eventi politici internazionali, improvvisazioni manageriali hanno determinato una grave crisi produttiva della Brioni che ora dovrebbe essere pagata dalle lavoratrici e dai lavoratori con ben 400 esuberi, una mazzata insostenibile per l'economia pescarese ed abruzzese attraversata da profonde crisi industriali», ha sottolineato Melilla. Dalla Brioni, nei giorni scorsi, hanno tenuto a far sapere che la riduzione di commesse non giustifica più una produzione tanto elevata. In totale, sono 1.200 i dipendenti dell'azienda e a rischio ve ne sarebbero un terzo, circa 400. Di certo c'è che qualora avvenisse un taglio così massiccio e doloroso in Brioni l'intera economia locale, se non dell'intero comprensorio vestino, verrebbe fortemente penalizzata. Per anni, Brioni ha rappresentato il grande cuore economico del capoluogo vestino e, insieme all'ospedale san Massimo, anch'esso in smobilitazione, è stato il punto di riferimento lavorativo per tantissime famiglie che ora rischiano di rimanere senza un reddito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA