Una partita di calcio per Antonio e Manuel

Montesilvano. Martedì l’appuntamento in memoria dei giovani rom uccisi. Interverranno gli avvocati
MONTESILVANO. Ricordare Antonio Bevilacqua e Manuel Spinelli, i due rom uccisi nei mesi scorsi a Montesilvano e Alba Adriatica. E anche fare il punto della situazione sulle inchieste, affidandosi alle parole degli avvocati delle due famiglie. Con questo obiettivo è stato organizzato il pomeriggio di martedì prossimo, 19 dicembre, nel centro sportivo che si trova alle spalle del cimitero di Montesilvano, dove tanti giovani si sfideranno sul campo di calcio. Lo annuncia l’organizzatrice, Adele Di Rocco, vicina a entrambe le famiglie, che parla entusiasta della grande partecipazione registrata fino ad ora ma anche delle difficoltà che ha incontrato.
Il pomeriggio, spiega, si aprirà alle 15 con l’intervento degli avvocati che assistono la famiglia di Antonio Bevilacqua, il 21enne ucciso a Montesilvano il 16 settembre nel pub Birrami di via Verrotti, e di Manuel Spinelli, il 22enne accoltellato pochi mesi prima, a giugno, sul lungomare di Alba Adriatica sotto agli occhi del padre. «Faremo parlare loro perché riteniamo che i due casi non siano stati presi nella giusta considerazione, da parte degli inquirenti, solo perché le vittime erano ragazzi di etnia rom», fa notare Di Rocco. E anche da parte delle istituzioni non c’è stata l’attenzione sperata: «Basti pensare che non abbiamo ottenuto la disponibilità di un solo campo pubblico, per il 19».
Di Rocco fa notare che ci saranno tanti giovani a ricordare i due rom uccisi in Abruzzo. «Arriveranno da Pescara, Vasto, Isernia, Venafro e Milano», spiega Di Rocco, «e abbiamo già composto tante squadre di calcio. Non sarà un torneo vero e proprio perché non sarà possibile giocare delle partite intere: non ci sarebbe il tempo necessario per tutti». Sarà un appuntamento più che altro «simbolico», un modo per «manifestare in maniera pacifica, attraverso lo sport, visto che lo sport mette tutti sullo stesso piano, senza differenze. E vorremmo che anche Antonio e Manuel avessero lo stesso trattamento che viene assicurato ad altri, sul fronte della giustizia. Ma principalmente il nostro obiettivo è ricordare questi due ragazzi. Dalla loro morte non si è più parlato di loro, e questo atteggiamento rischia di alimentare un certo astio. Mentre noi vogliamo dire che ci sono tanti ragazzi ben inseriti nella società e non solo chi delinque». (f.bu.)
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