Una perizia psichiatrica per l’assassino di Monia

16 Novembre 2017

Psicologa pescarese uccisa a Francavilla, la difesa punta allo sconto di pena La zia della 45enne: «Non abbiamo saputo difenderla, ora le spetta la dignità»

CHIETI. Una perizia psichiatrica per tentare di dimostrare una ridotta capacità di intendere e volere al momento dell’omicidio e puntare a un robusto sconto di pena, sostenuto anche dalla scelta del rito alternativa.
Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Chieti Isabella Allieri ha disposto ieri mattina l’esame nei confronti di Giovanni Iacone, il 49enne che lo scorso 11 gennaio a Francavilla al Mare ha ucciso la psicologa pescarese Monia Di Domenico di 45 anni.
E’ stato l'avvocato Emanuela De Amicis, che difende l'uomo, a chiedere nella scorsa udienza il rito abbreviato condizionato a una perizia che accertasse quanto Iacone fosse in sè al momento del delitto. L'incarico è stato affidato allo psichiatra Maurizio Cupillari, che avrà trenta giorni per depositare la sua relazione.
Il pm Giancarlo Ciani ha nominato quale consulente della Procura lo psichiatra Vittorio Bocola, mentre la parte civile, i genitori della vittima, assistiti dall'avvocato Giuliano Milia, si è riservata la nomina di un proprio consulente. Il consulente della difesa è la psichiatra Alessia Cicolini.
L'udienza per la discussione è stata fissata al 14 febbraio del 2018. Secondo l'accusa, la Di Domenico, che aveva dato in affitto a Iacone un appartamento a Francavilla al Mare e che quel giorno si era recata da lui per ottenere il pagamento di 740 euro di affitto, fu ripetutamente colpita, almeno 16 volte, alla testa e al volto sia con un sasso sia con una grossa scheggia di vetro.
Iacone, che è accusato di omicidio volontario aggravato e nei cui confronti la Procura aveva chiesto il giudizio immediato, tentò subito dopo l'omicidio di nascondere il cadavere nel sottotetto dello stabile, ma venne subito scoperto dai carabinieri.
Per i genitori, per la famiglia, per gli amici e i colleghi di Monia Di Domenico quest’attesa è dolore che si aggiunge al dolore incolmabile per la perdita di una persona che la zia di Monia, la scrittrice Giovanna Sanvitale, descrive così: «Monia sorrideva: con la bocca, con gli occhi, e in special modo con l’anima. E chi sorride come lei non conosce il male, non sa che non tutti hanno il cuore sgombro, puro e, come belve, azzannano, dilaniano, distruggono. Monia non conosceva quel tipo di male, lei che si dedicava a diluire la sofferenza dei suoi malati. Lei che li portava ad ammirare la neve sulla spiaggia non poteva immaginare che i mostri l’aspettassero famelici». E ancora la zia: «Non scenderà il silenzio. Non quello che invade le nostre quotidianità e indossa l’abito dell’indifferenza, della dimenticanza. Il silenzio che chiede Monia, il silenzio che le spetta di diritto è quello della dignità, del decoro, della meditazione. Il silenzio che chiediamo è quello che cancelli dalle nostre esistenze la presenza di chi le ha tolto la vita terrena. Siamo tutti colpevoli è vero, ma non certo perché rischiamo di dimenticarla (pensiero inconcepibile), ma piuttosto perché non abbiamo saputo difenderla». E conclude, Giuliana Sanvitale: «Purtroppo non c’è solo la tragedia di Monia. Ci sono altri mostri e alluvioni, nevicate, valanghe, tornado, Rigopiano. Ognuno piangerà i suoi assenti, senza dimenticare gli altri, senza indurire il cuore. Monia non l’avrebbe voluto». (cr.pe.)
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