Una spia all’Agenzia delle Entrate Funzionario sospeso dal lavoro

20 Dicembre 2019

Il dipendente della filiale di Pescara avrebbe fornito dati a società di investigazioni e recupero crediti Secondo la procura di Roma avrebbe anche trasmesso dall’ufficio le visure a indagati per usura

PESCARA . Faceva da spia per conto di società di investigazioni, di recupero crediti e di indagati per usura ai quali forniva le visure richieste accedendo alla banca dati dell'ufficio. Tutti elementi segreti _ generalità complete, codici fiscali, indirizzi di residenza, posizioni lavorative, redditi e altri dati patrimoniali, visure camerali, contributi versati _ tutelati da chiavi e codici d'accesso che lui si rivendeva secondo un preciso tariffario. E' il ruolo che avrebbe ricoperto un funzionario dell'Agenzia delle Entrate di Pescara nell'ambito del sistema di violazione scoperto dalla Guardia di finanza di Roma.
Le indagini (Operazione Moby Dick") hanno portato a 12 ordinanze emesse dal giudice per le indagini preliminari di Roma nei confronti di altrettanti impiegati pubblici residenti in Roma, Milano, Padova, Venezia, Ancona, Cremona e appunto Pescara, gravemente indiziate, a vario titolo, di corruzione e accesso abusivo ai sistemi informatici. In sei sono finiti agli arresti domiciliari, due le interdizioni dall’esercizio dell’attività imprenditoriale e in quattro _ fra i quali il funzionario di Pescara _ sono stati sospesi dal pubblico ufficio. Sono inoltre stati sequestrati denaro e beni per circa 280mila euro, corrispondente al prezzo e al profitto della corruzione.
In sintesi, le indagini - sviluppate dai finanzieri del Nucleo speciale polizia valutaria attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi dei flussi finanziari e approfondimento di segnalazioni di operazioni sospette - hanno scoperto che gli impiegati "infedeli" hanno effettuato plurimi accessi abusivi alle banche dati protette da misure di sicurezza, nell’arco di quasi quattro anni. Le società di investigazioni e recupero crediti - attivate da propri clienti alla ricerca di informazioni sul coniuge, un partner commerciale, un dipendente o un debitore - si rivolgevano normalmente a ulteriori soggetti intermediari che curavano stabilmente i rapporti con i dipendenti infedeli, pronti a fornire i dati richiesti in base a un vero e proprio tariffario, con corrispettivi variabili tra 0,10 centesimi e 10 euro per “visura”, in ragione della tipologia di banca dati interrogata e del numero di persone consultate. Si presume che l’estrapolazione abusiva abbia riguardato dati di vario genere di oltre 170mila persone fisiche. Le informazioni sono state richieste anche da persone che erano state arrestate per usura nel maggio del 2018 nell’ambito di un’altra indagine della Procura capitolina, con lo scopo di recuperare i “crediti” che derivavano dalla loro attività. Il pagamento dei pubblici ufficiali corrotti avveniva, periodicamente, in diversi modi fra i quali le ricariche di carte poste-pay intestate anche a soggetti compiacenti, vaglia postali o in contanti.