Una super procura contro i piromani

In campo 20 associazioni ambientaliste. Firmata la prima Carta che difende i boschi dopo una estate devastante
PESCARA. I roghi hanno devastato l’Abruzzo ma venti associazioni alzano un muro invalicabile tra i piromani e la nostra regione. La prima carta per la lotta agli incendi porta la loro firma e prevede, tra le tante proposte, anche la nascita di una super procura abruzzese specializzata nel dare la caccia agli incendiari.
NON DA SOLE. Alle associazioni si affiancano 5 organizzazioni scientifiche: Università della Tuscia Viterbo; Sabina Universitas Rieti; Società Italiana per il Restauro Forestale; Società Italiana di Scienze della Montagna e il Centro Italiano Studi e Documentazione sugli Abeti Mediterranei.
Tutto nasce il 21 ottobre quando, a Pescara, si svolge un convegno per riflettere sugli errori commessi la scorsa estate e per lanciare idee per un futuro migliore nel campo della prevenzione, della gestione dell’emergenza e delle attività post-incendio. All’indomani di quell’incontro la riflessione è continuata per mettere nero su bianco la “Carta per la lotta agli incendi boschivi nella regione Abruzzo”. Un documento di 6 pagine presentato ufficialmente ieri e che sarà illustrato alla Conferenza dei capigruppo del Consiglio regionale, al presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso e al sottosegretario con delega alla Protezione civile, Mario Mazzocca.
I TRE OBIETTIVI. La Carta è costruita sul fondamentale concetto che per annullare o comunque ridurre al minimo il rischio che si sviluppino incendi boschivi è necessario pianificare azioni ben definite nelle fasi di: prevenzione, gestione dell’emergenza e restauro/manutenzione. Entriamo nel merito.
Nella fase della prevenzione si chiede alla Regione, ai Comuni e ai Parchi nazionali per esempio di garantire il buon funzionamento di un sistema di sorveglianza e controllo del territorio e di fare formazione e informazione.
Più nel dettaglio la Regione dovrebbe dotarsi di una seria politica forestale; accorpare sotto un unico dipartimento le politiche forestali, assieme al paesaggio e ambiente (cosa peraltro già attuata da altre regioni) e affidare a un unico servizio tutti gli aspetti della gestione dei boschi, compresi usi civici e tratturi. E attuare il Piano anti-incendi boschivi, «che va periodicamente aggiornato con procedimenti trasparenti e condivisi con dotazioni idonee, in termini finanziari e di uomini e mezzi».
MA NON BASTA. Allo stesso tempo va rimodulato con urgenza il Piano di sviluppo rurale tenendo in maggior conto le tematiche forestali e portando i fondi assegnati nella misura “Investimenti a protezione delle superfici forestali” dagli attuali 3 milioni di euro (pari allo 0,7% del totale) ad almeno 30 milioni di euro (7% del totale), in linea con quanto previsto da altre Regioni italiane.
PIÙ GEOLOGI. Va infine istituito, ed è questa una richiesta specifica della Carta, un “Comitato scientifico per i boschi e le foreste”, con funzioni consultive, costituito da esperti in materia forestale ma anche da geologi, naturalisti, biologi e da un rappresentante delle associazioni di protezione ambientale.
NE RESTANO UNDICI. «È inoltre fondamentale programmare, in accordo con le altre istituzioni che hanno competenza specifica in materia, corsi di formazione abilitanti i volontari per le Squadre operative nello spegnimento a terra e per la qualifica di Dos (Direttori delle operazioni di spegnimento), passati da 216 unità del 2014-2015, quando la competenza era in capo al Corpo forestale dello Stato, agli attuali 11!».
Così scrivono le associazioni che chiedono anche sostegni in favore degli allevatori e agricoltori di montagna che intendano dedicarsi alla cura del sottobosco, in particolare vicino alle aree antropizzate e l’inserimento del tema degli incendi boschivi nell’ambito del Piano regionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che deve essere assunto come strumento sovraordinato di pianificazione della Regione Abruzzo.
DA TERRA. Circa le azioni di emergenza, la Carta sottolinea come sia fondamentale organizzare interventi immediati con squadre a terra. I mezzi aerei sono infatti complementari ma non possono mai essere sostitutivi del lavoro compiuto sul posto, l’unico che porta davvero allo spegnimento degli incendi.
«E’ fondamentale poter disporre di un consistente numero di personale di pronto intervento, specializzato, munito di dispositivi di protezione individuale, di mezzi e di attrezzature, organizzato in squadre autosufficienti che dispongano di un Direttore delle operazioni dello spegnimento, figura da creare con priorità assoluta», affermano le 20 associazioni che a suggeriscono anche le modalità di reperimento del personale con l’ impiego del volontariato.
NO RIMBOSCHIMENTI. Sul terzo punto, il restauro e la manutenzione delle aree percorse da incendi, l’idea di base è quella di «lasciar fare alla natura intervenendo solo là dove assolutamente necessario con la consulenza del già citato “Comitato Scientifico per i Boschi e le Foreste”. In ogni caso gli alberi parzialmente bruciati non vanno mai ceduti a fini lucrativi (all’industria della produzione energetica da biomasse) e anzi devono essere riutilizzati sul posto per realizzare interventi stabilizzanti del suolo. «La Regione deve inoltre garantire la ricostruzione del sistema vivaistico regionale, oggi in abbandono», continua la Carta, «questo anche per avere, in prospettiva, piante arboree e arbustive a disposizione per una più corretta gestione dei boschi».
CACCIA E PROCURA. Le venti associazioni chiedono infine alla Regione sia la sospensione della caccia per almeno due anni in tutto il territorio regionale o, in alternativa, per 15 anni nelle zone aperte alla caccia adiacenti alle aree percorse dal fuoco, e sia di farsi promotrice, coinvolgendo la Conferenza Stato-Regioni, presso il Ministero della Giustizia, della richiesta di istituire una Procura speciale anti-incendi boschivi. Ora tocca alla Regione rispondere. (c.s.)

