Una “terapia” con i batteri contro l’inquinamento

28 Giugno 2016

Tecnica utilizzata dalle società petrolifere nella bonifica di acque e fondali potrebbe ripulire il laghetto della Pineta d’Avalos ma anche fogne e depuratori

PESCARA. La cura dei batteri per rischiarare e ripulire i fondali del laghetto della pineta dannunziana, i depuratori e i collettori fognari della città. Microrganismi di origine biologica gettati a tonnellate nelle acque putride che hanno il potere di biodegradare le sostanze contaminanti e annullare, anche temporaneamente, l'inquinamento.

Il progetto è stato illustrato, qualche giorno fa, all'assessore all’Ambiente, Paola Marchegiani, da Angelo Basciani, uno dei titolari della Idratech, azienda romana che da 15 anni si occupa di gestione e trattamenti di acque, impianti di depurazione, collettori fognari e vanta collaborazioni con colossi come Esso, Total Erg, Api, Eni, Johnson&Johnson, Pfizer. All'incontro era presente anche un rappresentante del Cnr (Consiglio nazionale delle Ricerche), la biologa marina di Ancona, Sara Bonanomi, a sostegno del progetto Idratech già sperimentato dall'azienda capitolina nel laghetto del parco di Villa Ada. In Abruzzo, nel 2001, l'immissione delle polveri di microrganismi è avvenuta nelle condotte fognarie di Silvi marina e Montesilvano, in collaborazione con una ditta consociata e resa possibile attraverso finanziamenti Aca. Il sistema verrebbe sperimentato a Pescara, per la prima volta, nel laghetto della pineta D'Avalos e avrebbe un costo che si aggira intorno ai 50 mila euro. «Fondi di cui il Comune per ora non dispone. Ci dovremo attivare per cercarli» spiega l'assessore Marchegiani che si dice comunque «impressionata dal progetto. La pratica dei batteri potrebbe essere risolutiva, ma il Cnr deve poter garantire la scientificità».Intanto, Riccardo Padovano rivela che «una parte dei fondi sarà messa a disposizione dai balneatori della Sib Confcommercio». Basciani spiega che «i microrganismi vengono allevati nei fermentatori biologici di una azienda francese, da cui la Idratech, che opera prevalentemente su impianti di depurazione di privati in Italia e all'estero, si rifornisce.

Ma come vengono utilizzati per disinquinare le acque? «Con un piccolo battello i nostri tecnici navigano sulle acque da bonificare e spargono ("in gergo concimano")i microrganismi in polvere. Ne vengono utilizzate 2-3 tonnellate per ogni ettaro di superficie. Ci vogliono alcuni mesi per vedere i risultati, ma la chiarificazione delle acque in superficie avviene in pochi giorni. I granuli si depositano sul fondo e comincia il processo di biodegradazione delle sostanze inquinanti, che vengono letteralmente assorbite, divorate dai batteri». Nel caso dovesse funzionare, il processo si potrebbe adattare a depuratori e collettori fognari che trascinano l'inquinamento verso le acque del mare.

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