Una valanga lunga 300 metri di distruzione

La slavina ha investito e devastato boschi e camping Poi l’impatto contro il rifugio Tito Acerbo e l’hotel
FARINDOLA. A prima vista sembra una pista da sci. Invece, è la valanga che ha travolto in pieno l’hotel Rigopiano di Farindola. Una scia bianca che si apre tra la faggeta fatta di migliaia di alberi neri. Un buco improvviso nella montagna del Gran Sasso che si vede anche da Penne, vale a dire 25 chilometri di distanza, e che si perde nelle nuvole che si abbassano. Poi, chilometro dopo chilometro, quella ferita tra i monti Coppi e Siella appare sempre più grande. Grande e cattiva. E il suo candore soltanto apparente sbatte con le sue conseguenze drammatiche: la morte e la distruzione.
Trecento metri. Trecento metri lunghissimi. È questa l’ampiezza della valanga che si è portata dietro ogni cosa. Ha inghiottito subito i boschi di faggio sradicando gli alberi secolari. Ha sepolto la strada che si biforca: da una parte, si sale verso Campo Imperatore e, dall’altra, si svolta per Castelli. Una strada, ora, sommersa e invisibile. Poi, ha spazzato via il camping Rigopiano, un’area pianeggiante attrezzata per oltre 100 camper. Dopo un salto, la slavina è tornata a puntare in basso: ha devastato anche il rifugio Tito Acerbo, una costruzione in muratura di due piani. E, infine, l’ultima tappa è stata l’albergo di 5 piani emblema del benessere in Abruzzo. Trecento metri per distruggere il sogno turistico di un paese intero.
La valanga ha scaricato sull’hotel Rigopiano neve, alberi, pietre e rocce. L’albergo non c’è più, si è accartocciato, è come se fosse cappottato su se stesso, questo raccontano le voci dei primi soccorritori arrivati a oltre 1.200 metri di quota, lì dove ci sono accumuli di neve fino a 5 metri. Una valanga che ha avuto l’effetto di una bomba tanto da spostare l’albergo di diversi metri. Lo conferma anche Walter Milan, del Soccorso alpino e speleologico, che si affida ai numeri per spiegare la faccia cattiva della neve: «Un metro cubo di neve può arrivare a pesare una tonnellata circa, per cui, immaginate un fronte lungo 300 metri che capacità distruttiva può avere». Tanta forza da trascinare e annientare anche una costruzione da 45 camere, piscina e beauty center: «Gran parte della struttura è completamente trasfigurata», dice Milan, «è stata spostata di diversi metri proprio dalla forza d’urto della valanga. La stessa valanga, prima di impattare contro l’albergo, ha raso al suolo anche un bosco nei pendii superiori, quindi, si può immaginare la sua forza».
A Farindola, 530 metri di altitudine, nessuno ricorda una slavina. Ma, per la verità, la montagna porta il segno di un’altra valanga risalente al 2009 quando la neve trascinò un altro pezzo di faggeta, a distanza di circa 500-700 metri, ma senza fare danni.
Stavolta, invece, la mappa della disgrazia sembra lasciare davvero poche speranze di trovare ancora in vita i dispersi, ma Milan sottolinea e tiene accesa una luce: «Queste valanghe sono particolari perché, avendo investito un edificio, possono crearsi delle sacche d’aria anche corpose per cui lavoriamo come se fosse il primo minuto».
Rigopiano è un ambiente impervio anche per gli esperti del Soccorso alpino, i primi a raggiungere l’hotel Rigopiano con gli sci. E poi davanti agli occhi la tragedia. Scavare tra neve e macerie. «Abbiamo suddiviso la zona di intervento in micro aree e tutte queste micro aree vengono analizzate, censite, sondate dalle squadre dei nostri tecnici del Soccorso alpino», dice Milan.
Sono stati i cani a portare i soccorritori fino ai primi superstiti trovati in macchina. «Ma anche per i cani è difficile operare contando la specificità di questa valanga che», sottolinea l’esperto, «è metà neve e metà reperti e parti di edificio. Comunque, sicuramente i cani sono ausilii preziosi per indirizzare poi i sondaggi più organizzati da parte dell'uomo».
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