«Una valanga prevedibile La colpa è della Regione»

I legali del Comune e del sindaco di Farindola: «Vogliamo soltanto la verità L’Abruzzo non si è mai dotato della carta di localizzazione dei rischi da slavina»
FARINDOLA. «La valanga di Rigopiano era prevedibile, così come erano prevedibili i suoi effetti. Se solo la Regione Abruzzo si fosse dotata dello strumento scientifico Clpv (Carta di localizzazione dei pericoli da valanga), come previsto dalla legge dal 1992, questo disastro non ci sarebbe stato», così ha parlato l'avvocato Cristiana Valentini durante la conferenza stampa di presentazione del pool di avvocati ed esperti nominati per indagare a difesa del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e del Comune di Farindola, sul disastro avvenuto a Rigopiano lo scorso 18 gennaio.
Il pool di difesa preventiva, oltre che sull'avvocato Valentini, conta anche gli avvocati Goffredo Tatozzi e Massimo Manieri, e un gruppo di esperti del fenomeno valanghe: il professor Massimiliano Fazzini, climatologo; l'ingegner Giorgio Morelli, già responsabile MeteoMont Abruzzo; la guida alpina Maurizio Felici; l'ingegnere Marco Cordeschi, esperto d'Ingegneria della Montagna, e il tecnico informatico Ettore Diodati.
Tatozzi e Valentini sono stati nominati dal sindaco Lacchetta e dal tecnico comunale Enrico Colangeli, mentre l'avvocato Manieri dal Comune di Farindola. I legali, ieri mattina, nella sala consiliare comunale di Farindola, hanno voluto rendere note le evidenze scoperte dal pool di esperti e far sapere come lo staff legale abbia un solo obiettivo: cercare la verità su quanto accaduto a Rigopiano.
«Abbiamo raccolto dati scientifici ormai dispersi, sottoposti poi alla disamina di alcuni noti esperti, raccolto documenti all'ufficio della protezione civile regionale. Dalle foto prelevate dall'ingegner Marco Cordeschi sappiamo che, all'occhio dell'esperto e in data anteriore a quella della valanga, apparivano chiare e percettibili tracce di una valanga antecedente, mai censita sulla carta storica della Regione», hanno chiarito i legali.
Tramite la carta di localizzazione dei pericoli da valanga, imposta dalla legge regionale 47 del 1992 e da quella data mai realizzata, la valanga di Rigopiano poteva essere prevista. Non sarebbe stato possibile stabilire il giorno, ma poteva essere stabilito che la zona fosse a rischio. «La commissione valanghe comunale e il Coreneva (Commissione regionale neve-valanghe) non avevano alcuna possibilità di funzionare in assenza della mappatura Clpv sulla zona valanghifera di Rigopiano. Le nostre indagini continueranno. Il sindaco Lacchetta ci ha chiesto di accertare anche eventuali sue responsabilità, di rendere pubblico tutto il materiale e di divulgarlo alla Procura qualora lo ritenesse di suo interesse», ha precisato l'avvocato Valentini.
Nel corso della conferenza, la guida alpina Maurizio Felici ha fornito una dettagliata informazione del percorso valanghivo e dell'area di distacco della valanga che ha poi distrutto l'Hotel Rigopiano. Ricostruite anche le richieste di aiuto che il sindaco di Farindola inoltrò alle istituzioni.
Il 17 gennaio scorso, alle 19,29, scrisse all'assessore regionale Mazzocca: «Presidente, ho bisogno di mezzi sgombraneve perché 3/6 a disposizione del Comune non riescono a operare con questa neve. È possibile averli sul territorio per domattina? Considera che siamo senza elettricità e con 4 contrade isolate». Alle 12,59 del 18 gennaio ancora un sms di aiuto, questa volta al presidente della Regione Luciano D'Alfonso, al presidente della Provincia Antonio Di Marco, al dirigente della Provincia Paolo D'Incecco, e all'assessore regionale Mazzocca: «Siamo in difficoltà, abbiamo bisogno di aiuto. Tutto il territorio è senza energia elettrica e telefonica. Tutte le contrade sopra a 500 metri sono completamente isolate, ci sono bambini piccoli e anziani. Abbiamo bisogno di mezzi adatti a questa neve e uomini. Per favore fate presto».
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