Università, 366 impiegati e l’indennità da restituire

Niente più Ima in busta paga da agosto e ora il ministero rivuole i soldi percepiti dai dipendenti dal 2005: l’Ateneo non ritrova la delibera di allora che li “scagioni”
PESCARA. Dall’agosto scorso, hanno riferito i sindacati, non percepiscono più l’Ima, l’indennità mensile d’ateneo, e in più corrono il rischio di dover rifondere quella parte riscossa dal 2005 in poi. Sono i 366 impiegati dell’Università d’Annunzio, che per circa nove anni si sono visti riconosciuti in busta paga da 250 a 300 euro in più, prelevati da un fondo accessorio dell’ateneo. Una sorta di riconoscimento relativo al fatto, come spiega Goffredo De Carolis, segretario generale d’ateneo della rsa Cisal Università, «che il lavoro da espletare era aumentato, mentre il numero dei dipendenti era diminuito».
Fatto sta che ora sembrerebbe che non si trovino i documenti che attestino questa decisione presa all'epoca. Una situazione di incertezza che ieri ha portato in assemblea, nell’aula Federico Caffè di viale Pindaro, un centinaio di dipendenti di Chieti e Pescara che sono stati aggiornati dai sindacati delle ultime novità.
«Com’è possibile», si è chiesto Giuseppe Polinari, segretario nazionale della Cisal Università, «che per una decisione di tale portata non si riescano ad individuare i documenti che la certifichino?». Ed è questo l’obiettivo che le parti hanno controfirmato nell’incontro che si è svolto martedì a Chieti tra il rettore della d’Annunzio Carmine Di Ilio, il direttore generale Filippo Del Vecchio e i sindacati. Nel summit è stata stabilita, infatti, la nomina di un gruppo di lavoro che dovrà effettuare una ricerca per ritrovare i documenti in oggetto, oltre alla possibilità di poter costituire un fondo accessorio per continuare ad erogare l’Ima. Tutto questo è stato illustrato nella riunione di ieri in viale Pindaro, a cui ha preso parte, tra gli altri, anche Claudio Amicucci, segretario nazionale della Uil-ricerca,per il quale lo scopo dell’incontro del 28 aprile è stato anche «quello di sanare il passato».
Il passato, poiché per il rettore Di Ilio i documenti che attestano la decisione di erogare l’indennità ai dipendenti sono un mistero. «Non ne sappiamo nulla», ha riferito il rettore al Centro, «e non sappiamo se ci siano. E come tutta questa vicenda sia potuta accadere, è una domanda che ci poniamo anche noi».
Un «giallo» su cui il Mef, il ministero dell’Economia e delle Finanze, nel corso del tempo ha chiesto delucidazioni all’ateneo teatino. Tuttavia Di Ilio ieri ha rassicurato i dipendenti. «Sicuramente di quanto percepito non dovranno restituire nulla. Quello che potrà accadere», ha spiegato, «è che una volta ricostituito il fondo accessorio, ci saranno delle compensazioni». Ovvero, in base all’entità del fondo accessorio futuro per l’Ima, ai dipendenti verranno detratte le somme percepite in passato.
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