Università, dipendenti mandati di nuovo a casa per il caldo

10 Luglio 2015

PESCARA. Un altro giorno di chiusura causa caldo per le segreterie degli studenti delle facoltà di viale Pindaro. Dopo l’invito di mercoledì a tornarsene a casa, da parte della direzione generale...

PESCARA. Un altro giorno di chiusura causa caldo per le segreterie degli studenti delle facoltà di viale Pindaro. Dopo l’invito di mercoledì a tornarsene a casa, da parte della direzione generale dell’Ateneo ai 27 dipendenti spossati dalle alte temperature raggiunte negli uffici con i condizonatori fuori uso, ieri mattina si è ripetuta la scena. E cioè: i dipendenti sono andati al lavoro, hanno aperto le segreterie di economia, lingue, architettura, ingegneria e scienze manageriali, ma quasi a metà mattinata hanno dovuto abbandonare. Ancora una volta perché, dopo aver lamentato le temperature insopportabili all’interno degli uffici, peraltro senza più neanche i due pinguini dei giorni scorsi, si sono sentiti ripetere che potevano tornarsene a casa. Senza indicazioni su quello che avverrà nei prossimi giorni. Dalla direzione generale, contattata dal Centro, fanno sapere che tutto si risolverà nel più breve tempo possibile, «Si sono attivati tutti gli uffici per sistemare i condizionatori. Entro quando? Non si sa».

«In 50 anni di storia dell’Ateneo non si è mai verificato che venissero chiusi i nostri uffici, prima i locali del dipartimento di Lingue per i crolli e ora le segreterie studenti dei corsi di laurea del polo di Pescara», tuona Goffredo De Carolis, senatore accademico e segretario generale dell’Ateneo della Csa Cisal Università, «a causa del caldo e del mancato funzionamento dei condizionatori: chi sta guidando l’università non è in grado di far funzionare nemmeno la manutenzione ordinaria». Va avanti il sindacalista: «A dicembre 2013 l’attuale governance ha firmato un contratto di global service con la ditta Guerrato per un importo di 3.800mila all’anno per 7 anni, più la possibilità di proroga di due anni. Ma i disagi nelle strutture dell’ateneo sono infiniti. È ora», esorta De Carolis, «che anche i docenti si rendano conto delle gravi criticità e si impegnino per fermare l’evidente declino della più grande Università d’Abruzzo». (s.d.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA