Università, test Covid superato: aule protette per 600 candidati

9 Settembre 2020

Studenti distanziati e in mascherina. E tra le 60 domande spunta il quesito sul virus

PESCARA. Via gli orologi, i telefonini e le borsette, sigillati nelle buste di plastica e depositati in un angolo. In aula solo con la mascherina e la bottiglietta dell'acqua minerale: sono questi gli unici accessori ammessi alle prove di ingresso dei corsi di laurea delle Professioni sanitarie che ieri, dalle 12 alle 14 circa, si sono tenuti in 14 aule dell'università D'Annunzio, 9, 11, 13,1 4, 15, 16a, 16b,17, 27, 27b, 29, 31, Federico Caffè, De Tommaso e Aula Rossa.
Un esercito di aspiranti dietisti, fisioterapisti, logopedisti, ostetriche, igienisti dentali, ortottici, provenienti soprattutto dal Sud Italia, Puglia, Calabria, Basilicata, e da tutta la regione, per sostenere la prova d'esame che può cambiare la vita nell'era del Covid. Gli studenti, non più di 80 dentro le aule con capienza da 300 posti, hanno risposto alle 60 domande a quiz su argomenti vari, medicina, biologia, chimica, matematica, attualità, nel pieno rispetto delle normative anti contagio, «con le mascherine, distanziati e in totale sicurezza», hanno testimoniato all'uscita. Fuori dell'ateneo, lungo viale Pindaro, una folla di genitori e accompagnatori in attesa. I candidati sono arrivati di buon mattino in taxi, in bus e con mezzi propri, dopo aver affrontato ore di viaggio, provenienti dalle rispettive regioni. Blindati tutti gli accessi.
Oltre venti uomini e donne della vigilanza, il personale della cooperativa Biblos, coordinata da Moreno Venturini, e della Protezione civile di Modavi-Infinity (rappresentata da Andrea Sarchiapone, Bruno Bandini, Cinzia Camerlengo, Stefano Solano, Primiano De Felice, Alessandro Di Nauta) hanno sorvegliato gli ingressi della facoltà di Economia e le uscite del settore Architettura.
I risultati del test si conosceranno il 21 settembre, dopo la pubblicazione on line sul sito della D'Annunzio. Giovanni Di Tullio, 21 anni, di Chieti, è stato uno dei primi concorrenti a varcare i cancelli d'uscita. Da «grande» vuole fare il fisioterapista, dopo aver respirato da piccolo gli odori dei testi di Medicina di papà Francesco, ginecologo.
«Vorrei diventare fisioterapista e lavorare nelle case di riposo per aiutare gli anziani che mi fanno tanta tenerezza», rivela il ragazzo accompagnato dai «cugini supporter» Francesco Pinti e Kevin Di Giuseppe. Si dice soddisfatto dell'accoglienza: «Ci siamo sentiti in sicurezza con i banchi distanziati, le mascherine e gli igienizzanti: il protocollo è stato rispettato». Ciascun studente, prima di entrare nelle aule assegnate, ha dovuto superare un posto di controllo per fare il check in e fornire dati e documenti. E poi lasciare zaini, orologi, cibo, borsette, telefonini al guardaroba vigilato da Maria Cristina Spina. Solo alla fine della prova i circa 600 studenti, uscendo alla spicciolata dopo le 14, hanno potuto rientrare in possesso dei loro oggetti consegnando un numeretto all'addetta.
Tre amici diciannovenni di Caramanico, Alex Lattanzio, Lorenzo Marinucci e Riccardo Manzo, ex studenti del Volta, sognano di diventare fisioterapisti o logopedisti. E chissà che un posticino non lo troveranno proprio alle Terme, un giorno. E' «auspicabile», ma intanto ieri «per il secondo anno consecutivo», hanno affrontato la prova d'esame «perfettamente igienizzati e senza telefonino. Ammessa solo la bottiglietta di acqua minerale priva dell'etichetta per evitare che a qualcuno venisse in mente di scriverci sopra gli appunti», scherza, «un test non particolarmente complicato, una sola domanda sul Covid riguardante il rapporto tra contagiati e deceduti». Escono emozionate e sollevate, Beatrice Rocchi, 18 anni, di Celano e Francesca Ottone, 18 anni, di Rossano Calabro con in mano la borsa sigillata in una busta di plastica. Ambedue «da piccole» hanno deciso che la professione della vita sarà quella di «psicologa o fisioterapista».
L'emergenza coronavirus ha fatto scattare in molti giovani la voglia di studiare Medicina. Lo ammettono Arianna Copeta, 19 anni, di Venosa (Basilicata), che con determinazione vuole diventare ostetrica («spero che questo esame mi ripagherà di tanti sacrifici») e Nicoletta Ileo, 20 anni, di Rocca Imperiale, provincia di Cosenza: «Vorrei diventare infermiera o igienista. Il Covid non mi fa paura se si rispettano le regole, oggi la sicurezza era al massimo. Speriamo di farcela a trovare lavoro in settori che in questo periodo sono molto richiesti».
Per poter ospitare i complessivi 1.657 partecipanti ai 16 corsi di laurea delle Professioni sanitarie per l'anno 2020-2021, l'università D'Annunzio ha utilizzato, seguendo i protocolli anti Covid, 36 aule del Campus di Chieti e 14 della sede universitaria pescarese. Coinvolti 100 docenti e 60 unità del personale tecnico amministrativo, impegnato nell'identificazione dei candidati.