Urbanistica, un caso: 6 delibere in 28 mesi

8 Ottobre 2016

Civitarese eredita un settore paralizzato: progetti e pratiche fermi, i costruttori avevano già denunciato la situazione

PESCARA. In 28 mesi di governo della città, l’amministrazione comunale ha prodotto appena sei delibere riguardanti l’urbanistica. In pratica una ogni cinque mesi. Un numero così basso di provvedimenti approvati, forse, non era stato mai raggiunto nella storia di Pescara.

Stefano Matteucci Civitarese, nominato da pochi giorni assessore, ha ereditato questa situazione dal sindaco Marco Alessandrini, che ha gestito fino ad oggi ad interim la delega all’urbanistica.

Che il settore fosse fermo era già noto da un pezzo, non solo per le polemiche sollevate dall’opposizione, ma anche per le segnalazioni allarmate arrivate dai costruttori. Nel giugno scorso, il presidente dell’Ance (Associazione nazionale costruttori) Marco Sciarra era intervenuto denunciando una grave situazione di stallo. «Sono trascorsi due anni dall’insediamento di questa giunta», aveva detto, «e non si è deliberato un solo provvedimento in ambito edilizio-urbanistico. Il Comune non ha nemmeno l’assessorato all’urbanistica». Per la verità, facendo una verifica tra le delibere approvate, in questi 28 mesi, si scopre che quelle sull’urbanistica varate o adottate sono in tutto sei.

Due riguardano l’esecuzione di due sentenze del tribunale, quindi atti dovuti. Una la revoca di un accordo di programma per inadempienza del contraente privato. Il resto sono adozioni di varianti e accordi con l’università.

«È un settore completamente fermo dall’inizio di questa consiliatura», dice il capogruppo di Forza Italia Marcello Antonelli, ex assessore all’urbanistica nella precedente amministrazione comunale, «è una situazione che denunciamo da oltre un anno».

Esaminando nel dettaglio le delibere approvate, emerge che una riguarda l’esecuzione di una sentenza del Tar per una variante richiesta da un cittadino di Fontanelle; un’altra è l’esecuzione della sentenza per Villa Agresti su ricorso presentato dalla ditta Trave. Poi, l’adozione di una variante alla delibera sul patrimonio storico e architettonico della città. E ancora: l’approvazione dello schema di accordo di programma con l’Azienda per il diritto agli studi universitari per la realizzazione di un ostello nell’ex Ferrhotel; la risoluzione contrattuale dell’accordo di programma per via Tirino stipulato nel 2003 con la Cocea; infine, l’adozione della carta della partecipazione promossa dall’Istituto nazionale di urbanistica. Ma per la riqualificazione delle grandi aree della città, come le aree di risulta, l’ex Fea, l’ez Cofa, il parco nord, nulla è stato fatto. Per le aree di risulta è stato commissionato solo uno studio alla società Sinloc, costato al Comune 40mila euro e presentato nei mesi scorsi. Sono ferme in commissione, invece, le norme tecniche del prg. Non va meglio il settore dell’edilizia fino a qualche giorno fa guidato dall’assessore Sandra Santavenere e ora ereditato da Loredana Scotolati. «Solo adesso», fa notare Antonelli, «è stato approvato il Contributo straordinario di costruzione, ma si tratta in realtà di una legge recepita con venti mesi di ritardo».

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