«Urla e insulti ma non ci fermiamo per battere lo smog»

PESCARA. Lei non è affatto una ciclista pentita come McEnroe: va in bici tutti giorni e anziché parlare di spazi «riservati» ai ciclisti ama dire «corsie di cortesia». È più elegante. Anzi, se fosse...
PESCARA. Lei non è affatto una ciclista pentita come McEnroe: va in bici tutti giorni e anziché parlare di spazi «riservati» ai ciclisti ama dire «corsie di cortesia». È più elegante. Anzi, se fosse per lei cancellerebbe intere file di parcheggi per farne piste ciclabili e battere lo smog: «Certo», dice Laura Di Russo, vice presidente dell’associazione Pescara Bici, «è così che si incentiva l’uso della bici e, soltanto, così è possibile avere meno macchine in giro». Di Russo lo sa: «Tra i pedoni c’è chi ci urla contro e fra gli automobilisti c’è chi preferirebbe investirci. Insomma, siamo maltrattati». Un esempio? «Da viale Muzii, in bici, non si potrebbe svoltare in via Regina Margherita, all’altezza della scuola Mazzini, ma io lo faccio lo stesso: vado sul marciapiedi, piano, ma ci vado. Del resto, è così da sempre: chi va in bici cerca sempre la strada più breve. E poi quello è un marciapiedi largo e frequentato davvero poco dai pedoni: si potrebbe trovare lo spazio per una pista ciclabile».
Di Russo ha in testa la mappa di Pescara con le sue piste ciclabili a ostacoli e con le strade a rischio: «In piazza Unione, con la nuova rotatoria fatta in pendenza, non c’è abbastanza spazio: se io vado in bici verso sud e, sulla stessa direzione, arriva anche un autobus non c’è spazio per tutti e due e il bus rischia di schiacciarmi». Stessa storia, dice Di Russo, alla rotatoria tra corso Vittorio e via Michelangelo: «La Strada parco, dopo viale Muzii – lo spartitraffico che c’è adesso all’incrocio ti obbliga a scendere dalla bici e non va bene –, finisce in un parcheggio e per andare avanti ci si ritrova nel pieno del traffico: l’unico modo per uscirne vivi è sbracciarsi e cioè segnalare la propria direzione per cercare di farsi vedere dagli automobilisti. A volte, però, le braccia non bastano: servirebbero luci lampeggianti».
Tra i punti pericolosi c’è anche via Aremogna: «È l’unica strada che collega via Ferrari alla zona dell’ospedale. Ma è in salita e con il parcheggio su entrambi i lati: così, le macchine accelerano per salire e le bici rallentano in salita. Un pericolo doppio. E poi ci sono anche ciclisti che la percorrono in senso contrario. Per aumentare la sicurezza, basterebbe cancellare una fila di parcheggi e trasformare lo spazio in pista ciclabile. L’ho segnalato all’allora assessore Berardino Fiorilli e l’ho detto già anche al vice sindaco Enzo Del Vecchio». (p.l.)

