Usomagazzino chiude dopo quattro anni

27 Agosto 2014

Lo spazio d’arte in via Spaventa getta la spugna dopo 40 mostre. Rosato: è un fermo biologico

PESCARA. Dopo quattro anni e oltre 40 eventi espositivi “Usomagazzino per altre architetture”, lo spazio dedicato alla cultura dall'architetto-artista Lucio Rosato in via Spaventa a Pescara, invita il pubblico per l'ultimo appuntamento, lunedì primo settembre alle ore 19, con il titolo eloquente di “Cancellazione”, «più che un funerale un fermo biologico», stempera Rosato, «forse per un rinascimento, o forse no». Se il primo settembre del 2010 Rosato inaugurava il suo spazio espositivo, ora è come se volesse chiudere una storia. «Ho seminato con dedizione per anni e soltanto adesso mi domando se era il seme a non essere buono o il terreno troppo arido o non adatto alle caratteristiche del seme. Così ho pensato di far riposare il terreno o predisporlo a colture diverse». Usomagazzino dichiarava di non voler essere una galleria e, come un magazzino, si è occupato di “giacenze”, recuperando qualcosa che era stato ingiustamente dimenticato nel tempo, di “deiezioni”, esternando appunti e progetti, ma soprattutto ha costruito “corrispondenze” tra autori e linguaggi, nella certezza che solo attraverso l'incontro e il dialogo è possibile creare qualcosa di nuovo e di buono. Ma proprio questo sembra essere mancato. «Qualcuno ha sottolineato come Usomagazzino fosse diventato un riferimento imperdibile per una certa intellighenzia pescarese», nota Rosato, «ma troppi hanno subito passivamente il mio progetto. Ho sempre visto grande partecipazione», prosegue il curatore, «ma altrettanta disattenzione». Sono stati tanti i nomi ospitati nella breve ma intensa storia di Usomagazzino, da Franco Purini a Guillermo Vasquez Consuegra, da Franco Summa a Juri Kobe, da Carmen Andriani a Tam associati, passando per il ceramista Andrea Branciforti, i fotografi Paolo Dell'Elce e Iacopo Pasqui, i designer Emilio Leo e Fabio Meliota, gli architetti Sara Marini e Carlo Moccia. Senza dimenticare le presenze espositive di Michetti, Michelucci, Getulio Alviani, Paola Levi Montalcini, Guido Montauti e altri ancora.

«Forse questa città riesce ad aprirsi solo ai grandi nomi del momento, a qualcosa di garantito, e non sa scommettere su giovani e nuove proposte culturali», conclude Rosato. «Insomma mi sembra un terreno inadatto per una semina nuova».

Giorgio D’Orazio

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