Usura, chiesto il processo per un direttore di banca

Sott’accusa il direttore della filiale della nuova Cassa di Risparmio di Chieti La vittima è un imprenditore commerciale, che aveva ottenuto un mutuo
PESCARA. Rischia il processo per usura, con l’aggravante di aver commesso il fatto nell’esercizio della professione bancaria e di averlo commesso nei confronti di un imprenditore commerciale, per un mutuo erogato a un tasso che secondo l'accusa sarebbe stato superiore rispetto alle soglie di legge.
Sotto inchiesta è finito R.S., 53 anni, pescarese, direttore della filiale numero 50 della nuova Cassa di Risparmio di Chieti, con sede a Pescara, che il prossimo 29 novembre dovrà comparire davanti al giudice per le udienze preliminari Nicola Colantonio, al quale spetterà l’ultima parola.
A chiedere il rinvio a giudizio del 53enne è la procura del capoluogo adriatico, che ha aperto il procedimento in seguito alla denuncia presentata dalla presunta vittima, ossia un imprenditore del tessile di 66 anni. I fatti risalgono al 2011.
Secondo l'accusa, rappresentata dal pm Rosangela Di Stefano, l'imputato «nell'esercizio delle sue funzioni di direttore» erogava all'imprenditore un mutuo di 230mila euro «a condizioni usurarie in quanto - si legge nel capo d'accusa - veniva erogato con una pattuizione, ab origine, di interessi e vantaggi complessivamente superiori al tasso di soglia usuraria, poiché la sommatoria tra interessi corrispettivi, spese di istruttoria, spese di assicurazione incendio e costi relativi alle garanzie collaterali prestate da Fidimpresa Abruzzo determinavano un taeg sistematicamente superiore al 14 per cento tra il 30 aprile 2011 e il 29 febbraio 2012 (tsu nello stesso periodo oscillante tra il 7 e il 10 per cento)».
«Determinando», sempre a giudizio del pm Di Stefano, «una sproporzione tra il costo del denaro e il prestito elargito: tenuto conto della finalità del mutuo (di consolidamento precedente esposizione debitoria) e trovandosi l'imprenditore nella evidente impossibilità di onorare la rata (1.774 euro mensili, contro un reddito pari a 17.128 euro annui); dunque in evidente stato di difficoltà economica e finanziaria».
L'imprenditore del tessile, il quale è assistito dall'avvocato Massimo Dragani, trovandosi in una situazione piuttosto difficile, ha deciso di rivolgersi alla Federabruzzo, associazione Antiusura Bancaria con sede a Villamagna, che ha eseguito un'analisi peritale per verificare l'eventuale sussistenza di un mutuo erogato a condizioni usurarie.
All'esito di questi accertamenti, è stata quindi presentata la denuncia-querela che ha fatto scattare automaticamente l’inchiesta.
Successivamente, anche il sostituto procuratore titolare delle indagini, all'epoca dei fatti Gennaro Varone, ha nominato un proprio consulente, il commercialista Pietro Iavarone, la cui perizia è stata inserita tra le prove dell'accusa insieme alla denuncia della vittima e all'attività svolta dalla polizia giudiziaria.
Ora il caso sulla presunta usura passa al vaglio del giudice Colantonio, che il prossimo mese dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla procura pescarese a carico del direttore di Banca.
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