Usura e ditte fallite: 13 indagati Sequestrati 7 milioni di euro

Società acquisite e trascinate verso il crac, scoperto un prestito a strozzo a un market di Pescara Sigilli anche a tre aziende che operano nel settore della ristorazione e della distribuzione di gas
PESCARA. Reati fallimentari, intestazione fittizia di società, reimpiego di proventi illeciti e usura: sono i reati che, a vario titolo, vengono contestati ai 13 indagati di un'operazione, denominata "Bum-Bum" condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dal pm Silvia Santoro, su un sodalizio che acquisiva società che venivano intestate a dei prestanome, riempite di debiti e poi portate al fallimento.
Un'attività di indagine che al momento ha prodotto il sequestro di tre società e di 7 milioni di euro per equivalente. Principale protagonista della vicenda giudiziaria, illustrata ieri mattina nel corso di una conferenza stampa dal comandante provinciale Vincenzo Grisorio, e dal comandante del nucleo Luca Lauro, è un personaggio noto alle cronache per altre vicende. Si tratta di Luca Di Matteo, che nel 2012 rimase coinvolto e finì agli arresti domiciliari per la vicenda legata all'incendio del ristorante Florida Park di Pescara.
SOCIO OCCULTO Viene considerato dagli inquirenti socio occulto e gestore di fatto delle società sequestrate. Queste ultime operano nel settore della ristorazione e della distribuzione di gas, con sedi a Città Sant'Angelo e nel napoletano. «Sono reati odiosi», ha detto il comandante Grisorio, «di vera criminalità economico-finanziaria: un sodalizio che opera in maniera estesa, provocando danni su tutto il territorio e che finisce per incidere pesantemente anche sull'occupazione». Le fiamme gialle, come ha spiegato il colonnello Lauro, sono partite dal fallimento di due società: "Bam-Bam abruzzese e Bam-Bam Adriatica" (da qui il nome dell'operazione). Si tratta di due società che operano nel campo della ristorazione: «Parliamo», ha aggiunto Lauro, «di "fallitori seriali" che sono arrivati a distrarre oltre 6 milioni e 800mila euro. Seguendo quei flussi finanziari siamo riusciti a ricostruire il tutto, comprese le cessazioni fittizie di alcune società e anche un fenomeno di usura di impresa».
IL MARKET Un episodio, quest'ultimo, che riguarda i proprietari di un supermercato di Pescara che, in difficoltà finanziarie, per salvaguardare la loro attività, pensarono di rivolgersi a Di Matteo e company per ottenere un prestito di 37mila euro: ebbene, furono costretti a restituire, oltre al capitale, anche 52mila euro di interessi, pari al 120 per cento. E alla fine, le due vittime sono addirittura passate da proprietari a dipendenti del supermercato visto che il sodalizio gli ha portato via l'attività. Le indagini hanno permesso di accertare il fallimento seriale delle società che venivano acquisite.
La finanza ha accertato distrazioni dal patrimonio delle società fallite di 620mila euro di cespiti aziendali; 170mila euro di liquidità finanziaria; 630mila euro di merci; immobili in costruzione con prezzo di vendita pattuito di 5 milioni e mezzo di euro non corrisposto; omessa riscossione, in tutto o in parte, di canoni di locazione del ramo di azienda di attività di ristorazione (uno dei locali è il Paleo-Ristosapiens), oltre naturalmente a tutte le somme che sarebbero state sottratte all'erario e quindi allo Stato.
CASSE SVUOTATE Gli indagati sono dunque accusati di aver sistematicamente operato lo svuotamento delle casse societarie attraverso cessione di beni o di quote nei confronti dei prestanome, accumulando nel corso degli anni un ingente passivo fallimentare che sfiora appunto i 7 milioni di euro, pari alla somma sequestrata.
«Le condotte illecite», ha spiegato il colonnello, «hanno fatto emergere lo strumentale utilizzo a vantaggio del principale indagato delle società sequestrate che sono divenute nel tempo schermo di copertura di reiterate operazioni finanziarie di natura delittuosa».
DEBITI VERSO EQUITALIA L'indagine ha accertato anche che altre 4 società avevano contratto debiti nei confronti di Equitalia per 6 milioni e 300mila euro, e ora sono a rischio fallimento. Il procedimento ha avuto comunque un iter piuttosto travagliato.
Nel luglio scorso, il pm Santoro aveva infatti chiesto al gip i sequestri, che vennero rigettati. Ci fu quindi il ricorso della procura al tribunale, che li concesse. Attualmente, sono comunque in corso da parte degli indagati un ricorso al tribunale del Riesame e uno in Cassazione. Ma le indagini non sono terminate e potrebbero portare a breve a nuovi sviluppi.

