«Usura in aumento» E il questore invita i cittadini: denunciate

Il fenomeno aggravato dal Covid e dalla crisi economica D’Andrea: l’Abruzzo segue solo Campania, Calabria e Sicilia
PESCARA. Un appello a denunciare, ma soprattutto a imparare a vivere secondo le proprie possibilità, a non fare mai il passo più lungo della gamba, per non cadere nella trappola dell’usura. Si è svolto ieri mattina “Combattere l’Usura – Il buon uso del denaro”, il convegno organizzato dall'istituto alberghiero De Cecco, guidato dalla dirigente Alessandra di Pietro, che ha visto gli interventi di Nicola Trifuoggi, magistrato e consulente giuridico di Codici Abruzzo, Vito Casarella comandante del gruppo Tutela economica del nucleo polizia finanziaria di Pescara, del questore Luigi Liguori, di Giovanni D’Andrea, segretario regionale dell’associazione Codici Abruzzo, e di don Antonio De Grandis, presidente del Tribunale Ecclesiastico Abruzzo e Molise, che ha sottolineato «l’incremento esponenziale delle varie forme di devianza legate all’uso del denaro e l’aumento delle vittime dell’usura che si rivolgono alla chiesa, in cerca di aiuto».
«I casi di usura sono aumentati tantissimo», ha detto D’Andrea di Codici. «Gli ultimi dati risalgono al 2020 e ci dicono che l'Abruzzo segue solo la Campania, la Calabria e la Sicilia per pervasione di questo fenomeno». «Il giro d’affari dell’usura e dell’abusivismo finanziario è pari a circa 20 miliardi di euro, sul territorio nazionale, circa il 3,5 per cento del Pil», ha analizzato il comandante Casarella. «L’identikit dell’usuraio è sempre lo stesso: il classico strozzino che sfrutta lo stato di bisogno della vittima per procurarsi un ingiusto profitto. Il fenomeno è cambiato dai primi anni 2000. Complice la crisi economica, il Covid, la guerra e le variabili macroeconomiche che sono impazzite, viviamo un periodo di stagflazione (stagnazione ed inflazione ndc) e questo crea un cocktail micidiale per le famiglie e le imprese. In questo momento c'è soprattutto un tipo di usura etnica che si sviluppa nelle comunità extracomunitarie».
Negli ultimi anni, il contesto finanziario ha creato le condizioni migliori per il proliferare del fenomeno, che diventa complesso da fermare perché mancano le denunce sia per vergogna da parte delle vittime, ma anche perché le vittime diventano complici del reato stesso. «L’usura è un reato particolare, perché mentre gli altri vengono subiti dai cittadini», ha sottolineato il questore Liguori, «nel caso dell’usura, la vittima sceglie di rivolgersi allo strozzino. In Abruzzo c’è un sommerso enorme, ma spero che i cittadini e le associazioni dialoghino di più con le forze dell'ordine».
«Il fenomeno è non solo particolarmente presente, ma pericoloso in relazione alla crisi economica aggravata dalla pandemia e dalla guerra», ha evidenziato Trifuoggi che ha ripercorso l’evoluzione dell’usura dagli anni ’70, quando era considerato reato minore, «legato allo stato di necessità della vittima e perpetrato in città da persone che svolgevano attività commerciali che avevano molto danaro liquido che “investivano” dandolo in prestito, come macellai o farmacisti», sino a oggi. «Per una scuola diventa imprescindibile cercare di comprendere come arginare l’usura e diventa importante un discorso di prevenzione e di responsabilizzazione nei confronti del denaro», ha commentato la preside, che ha annunciato un secondo incontro sul tema a inizio del prossimo anno.

