«Va rivisto il nome Perché non tornare a Castellamare?»

9 Agosto 2018

Servizi e sedi, costi della politica e numero di poltrone Gli abitanti delle due città confinanti vogliono saperne di più

PESCARA. Della Nuova Pescara, ovvero la fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore, i cittadini vogliono sapere di più: quali sono i reali obiettivi della fusione? Gli elementi della macchina politica e burocratica diminuiranno o aumenteranno? E se si ridurrà il numero degli amministratori, i costi si abbatteranno oppure ogni singolo guadagnerà di più? Tra i vantaggi per i cittadini, ci sarà anche la diminuzione delle tasse? Il nome Nuova Pescara è appropriato oppure è meglio cambiarlo perché troppo sbilanciato su Pescara? A tal proposito, un trentenne montesilvanese originario di Ortona, sul nome propone di tornare all’antico: Castellamare.
Sono queste, e altre, le domande che si pongono i cittadini di Montesilvano (dove il sindaco Francesco Maragno ha espresso parere non favorevole alla fusione perché sarebbe meglio procedere per tappe) e Pescara (sì al procedimento da parte del sindaco Marco Alessandrini) mentre passeggiano per strada, vanno in bici, portano il cane a spasso o vanno al mare.
Stefania Arizzi, conduce il suo cagnolino, Kika, durante la pausa del trasloco nella casa di Montesilvano e riflette: «Se questa fusione servirà per far risparmiare su tasse e costi onerosi dei rifiuti, allora il provvedimento mi trova d’accordo. In generale ho le mie perplessità perché è già difficile gestire un Comune, figuriamoci la risultanza di tre».
Eliseo Corvini, di Montesilvano, copia del Centro sottobraccio, va di corsa ma non ha dubbi: «Unendo le identità culturali e storiche si possono trarre solo vantaggi». Roberto De Simone, edicolante di via Adige a Montesilvano ma residente a Pescara, è molto scettico: «Non conosco a fondo l’argomento. Potrebbe essere una buona idea se non servirà solo a creare il giro di poltrone della politica. Comunque, per ora, sono solo chiacchiere». Tre signore, Monica, Delia e Pina, romane con casa vacanze a Montesilvano, chiedono di capire «quali sono i reali benefici della fusione per i cittadini. Sarà un solo municipio? Diminuirà il numero degli assessori con relativo abbattimento dei costi della politica? Le manifestazione e gli eventi saranno spalmati su tutto il territorio o accadrà come ora solo lungo il litorale?».
Anna va di corsa in bici, ma al volo dice: «Al referendum ho votato no alla fusione, ognuno deve conservare la propria identità territoriale e culturale». Moreno Ranalli, 30 anni, accarezza Sheila, una cagnetta meticcia e argomenta: «Politicamente ed economicamente penso che sia una scelta strategica che aumenterebbe il prestigio del territorio. Poi, che sia un provvedimento positivo o negativo, dipende dall’applicazione della progettualità della fusione: con i soldi risparmiati, secondo quanto ci è stato detto, si potrebbero finanziare ulteriori servizi ai cittadini. Il timore è che non ci sia corrispondenza tra la fusione territoriale e servizi migliori per l’utenza. Per quanto riguarda il personale, se ci saranno riduzioni delle cariche sicuramente aumenterà lo scontento. Sul nome, propongo Castellamare per rivangare la storia».
Malù Allevi, risiede a Pescara centro, fa palestra a Montesilvano e propone l’inserimento di Francavilla nella fusione. Si dichiara favorevole al progetto perché «l’accorpamento attira più fondi, e questo è un bene per l’Abruzzo che avrebbe un peso politico maggiore. Chi è contrario pensa di perdere benefici. Il cambiamento può essere positivo, al contrario della logica del campanile che produce solo guerre che non portano da nessuna parte». Sull’inserimento di Francavilla, le fa eco Daniela Forno: «Non è stata coinvolta perché appartiene a un’altra provincia, quella di Chieti. Pescara e Montesilvano hanno caratteristiche territoriali simili, Spoltore è a ridosso delle due cittadine. Nuova Pescara non è un nome appropriato, metterebbe troppo al centro l’identità pescarese». ( c.co.)