Vaccinazioni anti-Covid: oggi si decide sulla 4ª dose

24 Marzo 2022

Non è escluso che venga in poco tempo estesa alla fasce d’età dai 65 anni in poi Ma per gli esperti non ha utilità sui giovani già coperti da tre somministrazioni

Allargare la platea per la somministrazione della quarta dose di vaccino anti-Covid anche ai soggetti più anziani.
Questo il tema al centro della riunione, prevista per oggi, tra gli esperti della Commissione Tecnico Scientifica (Cts) e dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). Quarta dose inoculata finora solo alle persone immunocompromesse e ai trapiantati: circa 900mila cittadini. C’è da premettere che la protezione offerta dalla dose booster (la terza) dei vaccini anti- Covid scende dopo circa quattro mesi, ma resta comunque elevata contro i sintomi gravi e le complicanze della malattia. La quarta dose per tutti potrebbe quindi slittare in autunno.
QUARTA DOSE A TUTTI. Non è un'ipotesi tanto remota. L’Agenzia europea del Farmaco (Ema) ha sottolineato come «non esistano ancora prove sufficienti che occorra una quarta dose di vaccino estesa a tutta la popolazione», ma «l'utilizzo mirato in popolazioni anziane selezionate è stato preso in considerazione da alcuni Stati membri sulla base dei risultati preliminari di efficacia». Durante l’ondata di Omicron, la terza dose ha fornito un’efficacia dell’87% contro le visite al pronto soccorso e una protezione del 91% contro il ricovero nei due mesi successivi alla somministrazione, mentre a quattro mesi dall’iniezione di richiamo tale copertura è scesa rispettivamente al 66% e al 78%, secondo gli ultimi dati dei Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti. In confronto, dopo le prime due dosi di vaccino, l’efficacia contro il ricovero è diminuita dal 71% nei due mesi successivi alla seconda dose e al 54% dopo cinque mesi, evidenziando l’importanza del booster vaccinale. Nello studio pubblicato su Morbidity and Mortality Weekly Report, basato su 241.204 accessi al pronto soccorso e 93.408 ricoveri in ospedale per Covid, che si sono verificati in 10 Paesi degli Stati Uniti nel periodo compreso tra il 26 agosto 2021 e il 22 gennaio 2022, si è evidenziato che negli adulti che avevano ricevuto una terza dose come richiamo l’efficacia della vaccinazione contro i ricoveri associati a Covid-19 è diminuita dal 91% entro due mesi dalla terza dose e al 78% dopo quattro mesi.
Nello stesso lasso di tempo dopo il richiamo, la protezione contro gli accessi al pronto soccorso e le richieste di cure urgenti è scesa dall’87% al 66%, calando ulteriormente al 31% dopo cinque mesi.
RISCHI MINORI. Altre analisi, che hanno valutato l’efficacia in diverse fasce di età, hanno mostrato che i vaccini possono perdere parte della loro capacità di prevenire malattie gravi negli adulti di età pari e superiore ai 65 anni, ma rimangono efficaci nei giovani in buona salute. In previsione di una quarta dose, o di prima dose in caso di approvazione di nuove formulazioni attualmente in fase di sperimentazione, le raccomandazioni potrebbero, pertanto, essere basate sull’età e sulle condizioni dei pazienti in considerazione anche dei risultati di uno studio israeliano condotto sul personale medico e recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine, che ha indicato come «un ulteriore richiamo produca benefici marginali in soggetti in salute e in età lavorativa». Ad oggi, la somministrazione della quarta dose per la popolazione generale non è supportata da evidenze scientifiche ma è raccomandata, negli Usa come in Italia, «solo per le persone che hanno determinate condizioni mediche, che compromettono la risposta immunitaria o che assumono farmaci immunosoppressori a causa di trapianti di organi, cancro o malattie autoimmuni».