Vaccini anti–Covid: consegnate 1.950 dosi Sabato la partenza

31 Dicembre 2020

Si comincia dal personale sanitario,i primi 60 il 2 gennaio  La procedura: serve il consenso sul portale della Regione

PESCARA. La prima scorta è arrivata. Mancava poco a mezzogiorno, ieri mattina, quando un furgone è arrivato all'ospedale di Pescara, scortato dalla polizia stradale, per consegnare le prime due scatole di vaccino contro il Covid-19: ogni scatola contiene 195 fiale e ogni fiala consente di realizzare almeno cinque vaccini il che vuol dire che, con questa prima disponibilità, potranno essere generati almeno 1950 vaccini.
La consegna è avvenuta nelle mani del personale della farmacia (diretta da Alberto Costantini), che fa parte di un gruppo di lavoro multidisciplinare per la gestione di questa fase relativa alla conservazione delle fiale (che deve essere garantita a - 70, -75 gradi) e poi allo scongelamento (per arrivare a una temperatura tra i 2 e gli 8 gradi) per la ricostituzione del vaccino.
Superato lo step del primo invio, che è stato piuttosto sofferto, la macchina organizzativa è già al lavoro per la vaccinazione, che prenderà il via il 2 gennaio, cioè sabato, nell'aula magna dell'ospedale, uno spazio ampio dove è possibile garantire lo svolgimento di tutte le operazioni in sicurezza, visto che dopo la somministrazione sarà necessario attendere 30 minuti, proprio nell'aula magna, per valutare eventuali reazioni.
Si comincerà dal personale sanitario dei reparti Covid per poi passare, a mano a mano, a tutte le altre categorie sensibili. Ma per vaccinarsi è indispensabile, ricordano dalla Asl, esprimere il consenso sul portale della Regione e fino a ieri pomeriggio lo avevano già fatto in 5.400. L'allestimento del salone è già cominciato e il primo giorno saranno accolte 60 persone mentre domenica ne sono attese 75, dopodiché il numero crescerà via via che si prenderà confidenza con la procedura, almeno stando a quanto si ipotizza in queste ore di preparazione. I dettagli e le fasi seguenti saranno studiati oggi, nel corso di una riunione fissata alle 12. «Si comincia dal personale sanitario della Asl, con piccoli numeri», spiega il direttore sanitario della Asl, Antonio Caponetti. La priorità è quella di «proteggere» gli operatori, a partire da quelli impegnati nei reparti più a rischio (tutte le categorie), dopodiché, «se arriveranno le dosi annunciate, si passerà al personale delle case di cura private e alle Rsa, coinvolgendo operatori e anziani ricoverati. Tutto dipenderà dalla consegna», tenuto conto che il primo approvvigionamento «è stato abbastanza sofferto» e ci sono stati dei rinvii. Bisogna capire, cioè, «se si riuscirà a garantire una cadenza regolare» dopo un avvio «difficile, come tutti gli avvii, d'altronde». Una volta rodato il meccanismo, si punta a «raggiungere il 70 per cento della popolazione ed è un'impresa ciclopica», commenta il direttore sanitario facendo presente che la vaccinazione comporta «energie e risorse rilevanti», tenuto conto che si presume un bacino di utenza da vaccinare che si aggira sulle 220mila unità (e per ogni persona sono previste due dosi, a distanza di qualche settimana, per cui il numero si raddoppia).
E, sottolinea ancora, l'operazione va effettuata «entro settembre». Considerato che si tratta di numeri consistenti, la Asl si sta attivando per l'assunzione di infermieri. «Stiamo cercando di reclutare personale e speriamo che ci venga assicurato dalla Protezione civile», conclude Caponetti parlando dell'importanza del vaccino. «E' un'arma importante» che consentirà di «uscire dall'angoscia« rispetto a un virus che si è mostrato «subdolo», e oggi - con i primi vaccini a disposizione - si può pensare che «verso l'estate torneremo a una vita normale».
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