Vaccini, primo traguardo: già fatte 20mila terze dosi

25 Ottobre 2021

Brucchi: «Ora dobbiamo convincere gli irriducibili». Oggi riunione in Regione

PESCARA. Dalle terze dosi che tagliano il traguardo delle 20mila somministrazioni ai chiarimenti sui richiami per chi ha fatto la monodose J&J. Dai vaccini per gli operatori sanitari che si ricontagiano al prossimo obiettivo dell’Abruzzo, quello di convincere gli irriducibili no vax.
Maurizio Brucchi, referente regionale per le vaccinazioni, risponde alle domande del Centro per fare il punto su una campagna che procede, senza correre, su tre binari paralleli: quello delle prime dosi ancora da inoculare; delle seconde per chi deve completare il ciclo e infine le terze che danno il colpo di grazia al virus. Gli immunocompromessi, in quest’ultimo caso, a settembre hanno fatto da apripista. La somministrazione, per loro, deve avvenire non prima di 28 giorni dopo la seconda dose, e per la comunità scientifica, in realtà, non si tratta di fatto di un vero e proprio richiamo o booster, ma di un completamento del ciclo di vaccinazione primaria. Le altre categorie autorizzate sono gli ultra 80enni, gli ospiti delle Rsa, il personale sanitario a partire dai più anziani, i fragili di ogni età, oltre che gli ultra 60enni. Il richiamo per tutte queste categorie può avvenire solo dopo 6 mesi dal completamento del ciclo primario.
Dottor Brucchi cominciamo dalle terze dosi e facciamo chiarezza: finora quante sono le somministrazioni in Abruzzo?
«Ventimila. Il numero preciso (aggiornato a ieri sera, ndr) è 19.472 . È un dato positivo, considerato che inizialmente erano aperte agli ultrafragili e solo successivamente agli ultra 80enni, poi alle rsa e agli altri. Le categorie sono state autorizzate con gradualità, quindi stiamo andando bene. Ma adesso bisogna accelerare dopo che il commissario, Francesco Figliuolo, ha disposto che si possono vaccinare tutte le categorie in parallelo. Naturalmente per le dosi agli 80 fragili, che dobbiamo eseguire a domicilio, le vaccinazioni saranno più lente».
Con quale vaccino vengono somministrate le terze dosi in Abruzzo e perché?
«Solo con Pfizer. La motivazione sta nel fatto che Moderna non ha presentato tutta la documentazione necessaria per sdoganare il suo vaccino, ad oggi chi lo ha fatto è solo Pfizer. Ma a breve verrà autorizzato anche Moderna».
Entriamo nel merito di uno dei temi del giorno, quello che riguarda chi ha fatto il vaccino monodose: il colosso J&J sostiene che il richiamo debba essere fatto entro due mesi e non entro i sei. Che cosa intende fare l’Abruzzo?
«Lei si riferisce a una sperimentazione esclusivamente americana. Per noi non c’è alcuna comunicazione ufficiale. Nel caso di Johnson & Johnson la seconda dose sarebbe equivalente alla terza degli altri vaccini. Ma ad oggi non abbiamo indicazioni né dell’Aifa né dell’Ema e né del Comitato tecnico scientifico e di Figliuolo sul termine dei due mesi. Quindi quelli che hanno fatto J&J devono aspettare sei mesi come tutti gli altri».
L’altro tema del giorno è quello degli oltre 1.400 operatori sanitari ricontagiati in Italia: accade perché sono stati i primi a vaccinarsi?
«Chiariamo subito che il vaccino non impedisce di essere ricontagiati. Infatti l’Abruzzo, pur essendo ancora “bianco”, è tra le quattro regioni a rischio moderato, nel senso che c’è una crescita di contagi. Questo aumento però non vuol dire più malati ma solo che abbiamo incontrato il virus e siamo risultati positivi ai tamponi. Ed è possibile perché il virus circolava, circola e circolerà. I 1.400 operatori sanitari ricontagiati non sono un dato preoccupante. Lo è invece l’incidenza dei ricoverati nei reparti di malattie infettive e nelle rianimazioni. Ma certamente chi si è vaccinato per primo deve fare la terza dose, tanto è vero che in Abruzzo abbiamo cominciato a somministrarla anche al personale sanitario».
Domani (oggi per chi legge, ndr) ci sarà un incontro in Regione, organizzato dall’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì, per fare un punto sul futuro della campagna anti-Covid che ha superato l’80 per cento dei vaccinati. Qual è il prossimo obiettivo dell’Abruzzo?
«Non può che essere il 90 per cento. È chiaro. Bisogna raggiungerlo attraverso una campagna più pressante nei confronti di chi ha deciso di non vaccinarsi. Adesso dobbiamo affrontare lo zoccolo duro dei no vax visto che gli indecisi si sono già vaccinati così come quelli che lo hanno fatto solo per motivi lavorativi. Non sarà facile riuscire in questa nuova sfida ma ce la metteremo tutta per convincere anche gli irriducibili. Ma basta far capire loro che chi è vaccinato non rischia la vita mentre chi non lo è si può ammalare, contrarre la polmonite, finire in rianimazione e, purtroppo, può anche morire».
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