Vaccini, scatta il piano: richiami con dosi miste

13 Giugno 2021

Lo stop ad Astrazeneca per gli under 60 non ferma la campagna anti-Covid Il referente Brucchi: la seconda dose Pzifer e Moderna ha la stessa efficacia

PESCARA. Il blocco della somministrazione delle dosi di Astrazeneca agli under 60 cambierà di poco l’andamento della campagna vaccinale in Abruzzo, e non comporterà nessun rischio né per la salute né per l’efficacia del vaccino. Questo, in sintesi, quanto assicura Maurizio Brucchi, responsabile regionale della campagna vaccinale. Le dosi miste, cioè i richiami con vaccini diversi da AstraZeneca, sono partite ieri. Ed entro il 24 giugno arriveranno migliaia di dosi di Pzifer e Moderna (vedi la tabella a destra). Ci saranno però dei “ritocchi”, senza alcun stravolgimento. Ritocchi attesi a breve: già domani se ne saprà di più: «L’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì», annuncia Brucchi, «ha convocato per le 13 di lunedì una riunione con i direttori generali delle Asl e tutti referenti della campagna vaccinale per discutere la riprogrammazione della campagna».
Brucchi, allo stato attuale che cosa cambia e per chi?
«Per gli over 60 può essere utilizzato qualsiasi tipo di vaccino di quelli disponibili per la seconda inoculazione. Ad ogni modo questa è una categoria che ormai abbiamo quasi esaurito, perché per quanto riguarda over 80, over 70 e over 60 abbiamo percentuali di vaccinazione che vanno dal 70% al 90%: per loro serve quindi un numero di dosi da somministrare relativamente basso. Sulla piattaforma di Poste, fino al 31 agosto, sono registrate 12.100 somministrazioni di prima dose a over 60 da fare con Astrazeneca, Pfizer e Moderna, oppure unica con Johnson&Johnson, mentre i richiami sono 123mila. Il grosso delle somministrazioni riguarda invece over 50, over 40 e gli under 30 con i quali stiamo iniziando adesso, ed è una categoria sulla quale ci concentreremo in particolare fino ad agosto».
A causa di questo nuovo “caso Astrazeneca” quante nuove dosi serviranno?
«Il fabbisogno per coprire con la seconda dose chi ha fatto la prima con Astrazeneca ammonta a circa 76mila unità. Entro il 24 giugno per gli under 60 arriveranno oltre duecentomila dosi, circa 192mila di Pfizer e oltre 15mila di Moderna. Per quella data aspettiamo anche 31mila Astrazeneca e diecimila Johnson&Johnson da destinare agli over 60».
Se la sente, in base all’esperienza accumulata in questi mesi, di fare un’ipotesi sull’assestamento della campagna vaccinale?
«In questo momento l’Italia non ha le dosi necessarie per le seconde dosi. C’è una scelta da fare: garantire le prime e in seguito completare le vaccinazioni. Di conseguenza la data stabilita del 19 agosto per il raggiungimento dell’immunità di gregge in Abruzzo potrebbe slittare, ma, secondo me, non di molto».
Nel frattempo sono già partite le cosiddette “dosi miste”, ovvero i richiami con un vaccino diverso da quello inoculato la prima volta?
«Assolutamente sì. L’Abruzzo è una regione che tra sabato e lunedì (ieri e domani per chi legge, ndr) non rinvierà nessuna vaccinazione. Ciò significa che chi doveva fare il richiamo con Astrazeneca in questi giorni lo sta già facendo con Pfizer o con Moderna».
Possiamo rassicurare i cittadini sul fatto che non esiste nessun pericolo nell’utilizzo, tra prima e seconda dose, di vaccini che sostanzialmente hanno un comportamento diverso?
«Il meccanismo della vaccinazione consiste nello stimolare il sistema immunitario a reagire, producendo anticorpi. Iniettare un virus attenuato o un pezzo di Rna non cambia nulla. Del resto altri paesi in Europa hanno già sperimentato la vaccinazione “eterologa”, cioè con il secondo vaccino diverso dal primo. Rischi non ce ne sono per quanto riguarda gli effetti sulla salute. Allo stesso tempo, gli studi che abbiamo a disposizione dimostrano che la somministrazione di due tipi di vaccino diversi è ugualmente efficace e protegge dal Covid».
In Abruzzo, come accennava poc’anzi, era stato ipotizzato di raggiungere l’immunità di gregge per il 19 agosto ma a questo punto è una data che può slittare: eventualmente di quanto?
«L’Abruzzo per domani (oggi per chi legge, ndr) ha programmato di raggiungere la soglia del 50% per quanto riguarda la somministrazione della prima dose ai propri cittadini. La nostra regione viaggiava a una velocità che avrebbe portato all’immunità secondo quella data fissata sulla carta. Possiamo dire che lo slittamento sarà inversamente proporzionale al numero di nuove dosi di vaccino con Rna messaggero che arriveranno in Italia: cioè quelle che il nostro Pese sarà in grado di procurarsi e in seguito di distribuire alle varie regioni. Noi possiamo sapere quante sono le dosi necessarie, ma non siamo in grado di dire in questo momento quante ne arriveranno. Ma siamo comunque fiduciosi sul fatto che in questi giorni avremo anche dal commissario Francesco Figliulo nuove indicazioni sulla riprogrammazione della campagna vaccinale».
Teme che questo nuovo stop ad Astrazeneca possa mettere altra paura alla gente? Si è fatto un’idea di cosa è successo in generale?
«Purtroppo questo vaccino ha avuto un percorso molto travagliato: prima era idoneo fino a 55 anni, poi è stato allargato ai 60enni, poi agli 80enni ma non era raccomandabile a fasce più basse. Per questo una parte della popolazione ha cominciato a mostrare diffidenza. Dopo un primo periodo più difficile, di fatto, nel corso dei mesi si erano riallineate le cose, era stata riacquistata fiducia. Con questo nuovo cambiamento potrebbe essere complicato convincere alcuni cittadini della bontà di questa vaccinazione. Purtroppo un po’ di confusione c’è stata e lo comprendo, perché tutto nasce dal fatto che la sperimentazione è stata troppo breve, c’era necessità di mettere in commercio il vaccino. Non è colpa di nessuno».
Con la situazione attuale, cioè con un leggero rallentamento della campagna vaccinale dovuto alla disponibilità di dosi, c’è il rischio che l’Abruzzo possa perdere la condizione di zona bianca? Aggiungerei inoltre alcuni campanelli d’allarme, dovuti però a riallineamenti di dati che sono in realtà falsi allarmi, oppure le varianti come quella Delta che sta spaventando l’Inghilterra.
«Aver vaccinato il 50% degli abruzzesi con una dose ci garantisce che chi si ammala non lo fa in modo grave. Il problema non è stare a casa qualche giorno, ma l’incidenza sugli ospedali e la pressione sulle strutture sanitarie: e questo rischio al momento non lo corriamo. L’Abruzzo a livello di trattamento e prevenzione ha dimostrato di essere tra le prime regioni in Italia. Non credo perciò che si possa correre il rischio di tornare in una zona di rischio maggiore rispetto a quella bianca».
Lei quindi è ottimista per quanto riguarda lo scenario che ci aspetta?
«Io sono ottimista per natura. Sono abituato a vedere il bicchiere mezzo pieno. Il nostro Paese è un grande Paese, e sono convinto che saprà trovare le risposte alle domande che ci vengono fatte.
Troveremo una nuova strategia e sono fiducioso che l’immunità di gregge subirà uno spostamento che non sarà di moltissimo. In questo momento inoltre ci aiuta la situazione favorevole, visto che in estate la diffusione del virus subìsce un calo. Ad ogni modo l’Italia e l’Abruzzo devono fare di tutto per chiudere il prima possibile: non dico il 19 agosto, ma comunque senza grossi ritardi».