Vaccini, via alle terze dosi Sono poche il primo giorno

Si va dalle 50 a Teramo alle 20 dell’Aquila, Chieti non le comunica e Pescara resta al palo Parruti lancia l’appello: «Solo il richiamo aumenta la protezione per i cittadini più fragili»
PESCARA. «Abbiamo dati certi che dimostrano che gli ultraottantenni e i pazienti con immunosoppressione hanno un sicuro beneficio dalla terza dose». Lo dice l’infettivologo Giustino Parruti nel giorno in cui l’Abruzzo è partito con la somministrazione della terza dose ai fragili che in totale sono circa 30mila. La partenza è stata a rilento. Nel primo giorno, sono stati pochi i richiami per le terze dosi: si va dalle 50 a Teramo alle 20 dell’Aquila, mentre Pescara resta al palo (la Asl di Chieti non ha comunicato i dati).
I BENEFICI. È il professor Parruti, direttore del reparto di Malattie infettive all’ospedale di Pescara, ad incentivare la vaccinazione e spiegare i benefici della terza dose nei più fragili. «Abbiamo dei dati che si sono consolidati e che sono molti forti: questi dimostrano che le persone sopra agli 80 anni hanno un sicuro beneficio dalla terza dose, cioè hanno una più forte risposta immunitaria», spiega Parruti. «I dati sono molto forti anche sui pazienti con immunosoppressione. Lo studio sui trapiantati di fegato e un altro paio di studi mostrano che, oltre il 50 per cento di quelli che hanno avuto una risposta anticorpale e cellulare insufficiente dopo due dosi, migliorando nettamente con la terza dose. Questo significa che globalmente, se la protezione in un paziente con immunosoppressione in generale è intorno al 50-60 per cento, con la terza dose si avvicina molto di più alla protezione del paziente senza problemi ed arriva almeno al 70 per cento».
PRIMA I FRAGILI. Le somministrazioni della terza dose sono rivolte in questa fase ai pazienti trapiantati, ai dializzati, ai soggetti con immunodeficienze primitive e secondarie e affetti da Hiv. Nello specifico, ai pazienti che hanno un trapianto di organo solido in terapia immunosoppressiva o trapianto di cellule staminali ematopoietiche, a chi è in attesa di trapianto d’organo, a chi effettua terapie a base di cellule T esprimenti un recettore chimerico antigenico, a chi ha una patologia oncologica o onco-ematologica in trattamento con farmaci immunosoppressivi, a chi ha immunodeficienze primitive o immunodeficienze secondarie a trattamento farmacologico, dialisi e insufficienza renale cronica grave, pregressa splenectomia, sindrome da immunodeficienza acquisita (Aids).
In questa prima fase, come annunciato nei giorni scorsi dall’assessorato regionale alla Sanità, non viene utilizzato il sistema a prenotazione, ma sono le stesse aziende sanitarie a contattare telefonicamente i pazienti e a fissare l’appuntamento per la somministrazione. Successivamente, toccherà alle altre categorie previste dalle circolari commissariali: over 80, ospiti delle strutture per anziani, personale sanitario e sociosanitario.
TERZA DOSE PER TUTTI? I casi di contagio e di malattia grave calano «sostanzialmente» con la terza dose Pfizer. Lo sottolinea uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, sulla base dei dati del ministero della salute israeliano. Il tasso di infezione, secondo lo studio, è inferiore di 11,3 volte rispetto alle due dosi mentre «il tasso di malattia grave è inferiore di 19,5 volte».
Lo studio è stato condotto su 1,13 milioni di over 60 che avevano completato l’immunizzazione 5 mesi prima, divisi in due gruppi: quelli cui è stato somministrata la terza dose e quelli che ne hanno ricevute due. In Italia per la terza vaccinazione sul resto della popolazione, si resta in attesa delle decisioni a livello centrale. «Bisogna capire effettivamente quant’è la proporzione di persone che effettivamente hanno un beneficio dalla terza dose e se giustifica in questo momento l’uso ravvicinato della terza dose», spiega Parruti. «Non dobbiamo dimenticarci che ogni terza dose che diamo in Occidente, è una prima dose in meno per il mondo a risorse limitate, questo significa che avremo sempre nuove varianti che si generano e nuove situazione di rischio per le varianti di rientro. Dobbiamo guardare sempre con interesse a qual è il numero minimo di dosi che ci serve a noi occidentali perché se potessimo a tante persone immunocompetenti non fare la terza dose, potremmo dare più dosi al mondo in sviluppo e questo sarebbe un vantaggio per tutti», conclude l’infettivologo.
I NO VAX. In Abruzzo la platea delle persone vaccinabili è di 1.212.364.
Di queste, 911.499 hanno ricevuto la doppia dose (70,9%) e 50.919 una sola dose (4,2%).
È ancora la fetta dei no vax che in Abruzzo sono 249.946 (24,9%).
Intanto, in vista del 15 ottobre, quando il Green pass sarà obbligatorio nei luoghi di lavoro, sono aumentate del 40% le richieste di prime dosi.
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