Vaccino contro il Covid: 30mila dosi per l’Abruzzo

La campagna potrebbe partire a metà gennaio: operatori sanitari e anziani nelle Rsa i primi D’Amario: «Il nostro piano è sul tavolo del ministro». Centri di distribuzione in 4 ospedali
PESCARA. Trentamila vaccini contro il Sars-Cov2 per una campagna di prevenzione che in Abruzzo dovrebbe partire entro la metà di gennaio. Coinvolgendo in questa primissima fase operatori della sanità e ospiti delle strutture residenziali assistite. Il piano preliminare della Regione è pronto (quello nazionale sarà presentato ufficialmente in Parlamento dal ministro della Salute, Roberto Speranza, mercoledì 2 dicembre, ndr). In Abruzzo saranno previsti quattro centri di distribuzione, sui 300 italiani, e a consegnare il vaccino sarà direttamente la Pfizer, «per garantirne la sua integrità», in borse di conservazione contenente 5 scatole da 975 dosi ciascuna. Una volta a destinazione il vaccino può essere conservato per ulteriori 15 giorni nelle borse oppure sei mesi in celle frigorifere a temperatura di -75°C. Ne parla Claudio D’Amario, capo dipartimento Sanità della Regione Abruzzo, e tra i consulenti del ministero nella fase dell’emergenza.
Professor D’Amario, che cosa sta facendo l’Abruzzo per i vaccini anti-Covid e come si sta preparando?
«Abbiamo già mandato nei termini previsti dalla richiesta di scadenza del commissario Domenico Arcuri (commissario per l’emergenza coronavirus, ndr) il nostro piano organizzativo per garantire quella che è la famosa catena del freddo. Abbiamo scelto le sedi degli ospedali principali per quanto riguarda le Asl provinciali; ogni struttura ospedaliera, a Pescara, all’Aquila, a Chieti e a Teramo, permetterà di allocare al meglio i vari contenitori idonei alla conservazione del vaccino e, in prima battuta, garantirà la vaccinazione degli operatori e la vaccinazione, attraverso le unità d’intervento territoriale, presso le residenze di anziani o strutture similari. Questa prima campagna di vaccinazioni riguarderà esclusivamente questo personale. Ci sarà, penso, un primo milione di dosi per l’Italia».
E quante nella nostra regione?
«Avremo una nostra quota d’accesso, in base alla popolazione residente: saranno circa 30mila le dosi in questa prima tranche. Il governo, nella richiesta inviata alle Regioni, voleva sapere quali erano le sedi dove venivano stoccati i vaccini, qual era il numero dei dipendenti presenti in tutti i presidi sanitari, quali le strutture residenziali. Tutto deve avvenire all’interno di un percorso di raggiungibilità che non deve superare i 60 minuti: questi i criteri indispensabili».
Scusi, per essere pratici: 60 minuti non sono sufficienti per raggiungere l’Alto Sangro dall’Aquila. Come si farà? «Il livello organizzativo verrà affrontato successivamente, ma gli operatori si possono anche spostare e raggiungere la sede principale. L’importante è creare un sistema a raggiera per poi raggiungere strutture sanitarie o residenziali dove sono le persone più fragili».
Quali saranno i tempi per la distribuzione? Ci sono già delle indicazioni, delle date?
«A noi risulta che le dosi arriveranno dopo la metà di gennaio, però tutto dipende dal fornitore. Purtroppo sui vaccini, anche per l’anti-influenzale, molti fornitori non hanno rispettato o non rispettano i tempi di distribuzione».
A proposito dei vaccini contro l’influenza, lei sa che tanti li stanno ancora aspettando. Arriveranno nuove dosi?
«C’è un’azienda che ha rifornito parecchie regioni, tra cui anche la nostra, che non ha mantenuto l’impegno contrattuale e quindi noi stiamo vedendo di importare i vaccini da altre realtà. Il problema non riguarda solamente l’Abruzzo; il Piemonte, ad esempio, ha intentato una causa per il mancato rispetto degli impegni. Noi stiamo facendo il possibile per risolvere il problema e presto daremo delle risposte».
Torniamo al virus. L’indice di trasmissibilità sta scendendo? In Abruzzo come siamo messi?
«L’indice Rt sta migliorando un po’ in tutta Italia e quindi migliorerà anche in Abruzzo. Però in presenza di molti casi di contagio conta di più il conteggio dei focolai che questo Rt, perché l’Rt esprime la velocità di diffusione. E di focolai ancora ne abbiamo. Per quanto riguarda l’Rt, un dato percentuale positivo lo puoi avere quando stai sotto lo 0,80 oppure 0,50: dobbiamo ancora raggiungere degli obiettivi, ma siamo sulla buona strada. Quello che conta ora è il numero delle persone positive e il numero delle persone ospedalizzate, quelle che rappresentano maggiormente l’espressione di un rischio globale per la sanità. Domani (oggi per chi legge, ndr) arriveranno i primi dati di questa settimana e dalla loro lettura saremo in grado di dire come stiamo andando. Se non altro, al momento c’è una stabilità e secondo me il fatto che non cresce il livello dei ricoveri è già un dato positivo».
Che ne pensa di questo screening di massa che si dovrà fare nella provincia dell’Aquila? È consigliabile estenderlo a tutto l’Abruzzo?
«Questa è un’esperienza sperimentale per la comunità. Adesso vediamo come procederà, prima di prendere ulteriori decisioni. Certo, ci sarà molto bisogno di un alto senso civico perché coinvolgere tante comunità non è semplice. È un modello organizzativo che sta partendo, non mi sbilancio. Non dimenticando che questa patologia è nuova, non si può a priori né validare né sconsigliare un intervento. Perché ci troviamo di fronte a cose molto nuove, se si fa una sperimentazione si valuta il risultato prima di estenderla troppo. È da capire se questa sperimentazione avrà successo».
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