Vaiolo delle scimmie, è teramano il primo caso scoperto in Abruzzo

L’uomo di 40 anni tornato da un viaggio in Spagna. Parruti: episodio isolato e sotto controllo
Primo caso di vaiolo delle scimmie in Abruzzo. Si tratta di un 40enne della provincia di Teramo, di ritorno da un viaggio in Spagna. La notizia è stata comunicata, nel tardo pomeriggio di ieri, dall'assessorato alla Sanità della Regione: la conferma dell’infezione è arrivata dalle analisi eseguite nel laboratorio di microbiologia e virologia dell’ospedale di Pescara, individuato come centro di riferimento regionale dal Servizio Prevenzione sanitaria del Dipartimento Sanità regionale. L’uomo è ricoverato nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Teramo ed è sottoposto allo specifico protocollo di profilassi sanitaria. «La situazione, al momento, è sotto controllo», spiega il professor Giustino Parruti, primario dell'Unità operativa complessa di Malattie infettive dell'ospedale di Pescara, «si tratta di un caso isolato, che non desta particolare allarme».
PRIMO CASO
Accertata l'infezione, è subito scattato il protocollo definito dal ministero della Salute, in caso di emergenza dovuta ad un caso di vaiolo delle scimmie. «L’assessorato regionale alla Sanità, come da prassi, ha attivato tutte le procedure di intervento per la Monkeypox già dallo scorso maggio, inviando alle Asl le linee guida ministeriali e provvedendo all’individuazione del laboratorio di riferimento regionale», ha fatto sapere l'assessore alla Salute, Nicoletta Verì. «L’ultima ordinanza del ministero della Salute è stata pubblicata due giorni fa in Gazzetta Ufficiale e prevede che sia il medico di medicina generale a segnalare, entro 12 ore, il caso sospetto alla Asl competente per territorio. Sarà, poi, la Asl stessa a disporre i necessari accertamenti diagnostici e ad inserire, entro le successive 24 ore, i dati sanitari sulla piattaforma Premal». Si tratta del primo caso rilevato finora in regione.
LA PRASSI
A dettagliare la procedura che verrà seguita per il paziente teramano affetto da vaiolo delle scimmie è il professor Parruti: «Faremo esattamente ciò che ci è stato richiesto con il recepimento del decreto dello Stato sullo stato di emergenza legato al vaiolo delle scimmie», afferma, «il problema che può insorgere è di qualche caso più grave a fronte dei casi blandi della malattia, ma va considerato che la mortalità, in Europa e in Nord America ha un indice pari a zero. Parliamo, quindi, di un virus ben diverso dal Covid: una malattia che, nelle forme più lievi, può anche non essere notificata. Per questo motivo ci è stato chiesto dalla Regione di avere un'attenta sorveglianza per evitare possibili focolai e di segnalare anche i casi più lievi che dovessero, eventualmente, verificarsi e che possono essere indice di focolai in incremento».
SITUAZIONE SOTTO CONTROLLO
Nessun particolare allarmismo, secondo Parruti. Il caso è singolo e costantemente monitorato. «Inoltre», evidenzia il primario di malattie infettive dell'ospedale pescarese, «la malattia si trasmette esclusivamente per contatto personale intimo, tramite rapporto sessuale, o con contatto a cute scoperta. E già questo dato non deve creare alcun particolare allarme. In ogni caso, chiunque dovesse rilevare delle lesioni, anche modeste, sulla cute e, in particolare, sui genitali deve richiedere l'intervento del medico curante, che trasmetterà i dati alla Asl di riferimento. Quanto al vaccino contro il vaiolo delle scimmie, al momento la somministrazione non viene ritenuta utile, non c'è alcuna specifica».
SINTOMI DELLA MALATTIA
Da maggio scorso si è registrato un numero in crescendo di casi di vaiolo delle scimmie anche in Europa. Il virus del vaiolo delle scimmie, una sottospecie dell’orthopoxvirus, è considerato moderatamente trasmissibile. I sintomi legati alla malattia, che possono variare a seconda del soggetto, sono eruzione cutanea acuta o singole lesioni come vescicole, pustole e croste, linfonodi ingrossati, infiammazioni nella zona genitale o anale, febbre, brividi, mal di testa, mal di schiena, dolori muscolari e spossatezza. Solitamente, il periodo di incubazione, che va dal contagio all’inizio della malattia dura da 5 a 21 giorni, stando ai dati dell'Organizzazione mondiale della sanità In genere, la malattia ha un decorso blando e la maggior parte delle persone colpite si ristabilisce nel giro di poche settimane. I pazienti immunodepressi, le donne incinte, i bambini e le persone anziane non vaccinate contro il vaiolo in passato sembrano avere un maggiore rischio di decorso grave. Tra le rare complicazioni del vaiolo delle scimmie vi sono infezioni batteriche secondarie come la polmonite, la setticemia, l’encefalite o l’infezione della cornea.
VACCINAZIONE
Attualmente, non esiste un vaccino specifico contro il vaiolo delle scimmie, ma i vaccini contro il vaiolo di prima e seconda generazione, somministrati nell’ambito del programma di eradicazione di questa malattia, offrono una protezione efficace. Per l’immunizzazione contro il vaiolo negli adulti, in Europa e negli Stati Uniti, è stato autorizzato un vaccino di terza generazione che offre una buona protezione, intorno all'85%, anche contro il vaiolo delle scimmie.
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