Valanga sulla Grandi Rischi Il vice sbatte la porta e se ne va

28 Gennaio 2017

ROMA. Si è dimesso il vice presidente della Commissione Grandi rischi. In polemica per “l’effetto Vajont” evocato e poi ridimensionato dal presidente Sergio Bertolucci, il numero due Gabriele...

ROMA. Si è dimesso il vice presidente della Commissione Grandi rischi. In polemica per “l’effetto Vajont” evocato e poi ridimensionato dal presidente Sergio Bertolucci, il numero due Gabriele Scarascia Mugnozza lascia, e lo fa sbattendo la porta. Le dimissioni dello scienziato sono già arrivate al Dipartimento della Protezione Civile, che ora dovrà trasmetterle alla presidenza del Consiglio dei ministri, prima che diventino effettive. La vicenda è fin troppo nota. Lo scorso 22 gennaio, il presidente della Grandi rischi, che si era riunita due giorni prima dopo le scosse di terremoti del 18 gennaio, aveva parlato della zona di Campotosto, «dove c’è il secondo bacino più grande d’Europa con tre dighe», aveva detto testualmente, «una delle quali su una faglia che si è parzialmente riattivata, e ci possono essere movimenti importanti di suolo che cascano nel lago, per dirla semplice, l’effetto Vajont».

Una dichiarazione che ha gettato nel panico le persone, i responsabili istituzionali che si sono ritrovati «col cerino in mano», come hanno detto alcuni sindaci. Ma dopo qualche ora lo scienziato ridimensiona l’allarme, precisando che «non c’è un pericolo imminente di un effetto Vajont. Da tempo la diga di Campotosto viene studiata dalla Protezione civile in collaborazione con l’Enel e con tutti gli organismi deputati». E anche l’Enel, la società che gestisce la struttura, rassicura sostenendo che «non si rileva alcun danno alla diga, ma alla luce della difficile situazione idrogeologica di questi giorni si è comunque deciso, come misura cautelare, estrema, di procedere ad una ulteriore progressiva riduzione del bacino».

Il giorno dopo anche il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio convoca un vertice con tutti i soggetti interessati. All’incontro partecipa il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso. Il responso è che dai controlli effettuati non sono emerse criticità per le dighe del Centro Italia dopo le recenti scosse di terremoto, ma gli enti gestori dovranno comunque intensificare il monitoraggio per prevenire rischi. Intanto, però, non si placano le polemiche sulle dichiarazioni contenute nel comunicato della Commissione grandi rischi su possibili nuove scosse, anche fino a 7 di magnitudo, e sulle frasi di Bertolucci: i sindaci continuano a chiedere indicazioni su cosa fare per tutelarsi, e c’è chi chiude le scuole a tempo indeterminato. Il presidente Bertolucci tenta di rimediare esprimendo «rammarico per avere involontariamente contribuito ad aggravare lo stato di ansia delle popolazioni già così duramente colpite». Nella lettera ribadisce anche che i terremoti non si prevedono e che, dunque, la Commissione Grandi Rischi fornisce solo una «valutazione scientifica dei possibili scenari. Nessun pericolo imminente», ribadisce, ma «l’esortazione a continuare e dove necessario a incrementare il monitoraggio già in atto delle dighe». Poi Bertolucci precisa anche di non aver parlato a nome della Commissione, ma nonostante l’assunzione di responsabilità da parte del capo, il suo vice, Gabriele Scarascia Mugnozza, decide di andarsene. Lo scienziato sarebbe rimasto molto irritato per il fatto che le parole di Bertolucci siano state associate alla Commissione grandi rischi, nonostante nel verbale della riunione non si facesse alcun riferimento al Vajont. E ha fatto i bagagli.

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