Valentinetti e le malattie rare: nessuno si senta scartato da Dio

Omelia dell’arcivescovo nella chiesa dello Spirito Santo dedicata ai pazienti e alle loro associazioni «Se qualcuno sostiene che la vostra è una punizione del Signore, rispondetegli che sta bestemmiando»
PESCARA. Sono 100 i bambini con malattie metaboliche ereditarie assistiti dallo Sportello regionale delle malattie rare in Abruzzo. Ma sono molti di più i pazienti abruzzesi affetti da malattie rare, assistiti dai rispettivi familiari, a cui ieri l’arcivescovo di Pescara-Penne, nonché referente per la Pastorale della salute della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, monsignor Tommaso Valentinetti ha dedicato ieri una messa nella chiesa dello Spirito Santo a Pescara. Un appuntamento voluto dalle associazioni che supportano i pazienti affetti da malattie rare: Progetto Noemi, Aamar Abruzzo (Associazione abruzzese malati reumatici Alberti), Inclusiamo, Aismme (Associazione italiana sostegno malattie metaboliche ereditarie), Amare (Associazione malattie rare ematologiche), Aidel 22 (Associazione italiana delezione cromosoma 22), Fondazione Papa Paolo VI, Carrozzine determinate e la sezione Kiwanis Chieti-Pescara Gabriele D’Annunzio, con la collaborazione dello Sportello regionale della malattie rare e dell’assessorato alla disabilità del Comune di Pescara.
«Di fronte a Gesù», ha detto Valentinetti, «non ci sono pietre scartate, ma sono tutte pietre vive. Perciò se anche la società pensasse di non considerare chi porta i segni di una fatica e di una malattia particolarmente difficile, non pensi di essere una pietra scartata, ma una pietra viva che cresce e si compagina intorno all'edificio spirituale che è la Chiesa, che allarga le sue maglie con amore perché deve vivere la missione di Gesù. Se qualcuno vi dice che la malattia è una punizione di Dio, ditegli che è una bestemmia; se qualcuno vi dice che la pandemia che è stata una punizione di Dio, ditegli che è una bestemmia; se qualcuno vi dice che la guerra può essere una punizione di Dio, ditegli che è una bestemmia. Perché tutto questo è opera degli uomini, non è opera di Dio. Dio è amore manifestato nell'amore di Gesù per tutta l'umanità. E questa messa, fortemente voluta dalle associazioni delle malattie rare, è ancora una volta un segno che Gesù vi ama, che Gesù vi vuole bene e che la Chiesa vi considera non pietre scartate, ma pietre vive». Dopo l’omelia, alcuni malati di malattie rare hanno donato oggetti e simboli fondamentali rappresentativi della loro vita quotidiana.

