Valentinetti e Rigopiano: non fatevi giustizia da soli

20 Gennaio 2018

L’arcivescovo ai familiari delle vittime: «Non servono processi prima del tempo» Lunedì, l’incontro con il presidente Mattarella. Il 25 gennaio, l’udienza dal Papa

PESCARA. «Cercate la giustizia, come è giusto che sia. Ma aspettate l’accertamento della verità, affinché non si facciano processi prima del tempo. Nessuno deve farsi giustizia da solo».
Con questo accorato messaggio, monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo della diocesi Pescara-Penne, si rivolge ai familiari delle 29 vittime di Rigopiano e li invita, in questo modo, a «pacificare i cuori». A «trovare la pace» per ricominciare «a far risplendere il sole » nelle vite di ognuno di loro. Un appello che arriva all’indomani della messa, celebrata a Farindola, in occasione del primo anniversario della tragedia che ha strappato vite all’improvviso. Un dolore collettivo degli abruzzesi che ha coinvolto tutta l’Italia. Lunedì, i parenti delle vittime incontreranno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E il 25 gennaio Valentinetti li accompagnerà a Roma in udienza da papa Francesco. L’incontro col Pontefice si terrà nella cappella privata di Santa Marta.
Monsignor Valentinetti, che atmosfera ha respirato ieri durante l’incontro con le famiglie delle vittime?
«C’era l’atmosfera di chi ha una memoria ancora troppo recente della perdita dei propri cari. Un anno non è sufficiente per elaborare un lutto così pesante, repentino, violento, di persone giovani strappate alla vite senza preavviso come potrebbe essere una malattia a cui uno si abitua prima di affrontare il momento finale. Queste persone, invece, figli, genitori, coniugi, non hanno avuto il tempo di abituarsi a quella morte. Lo scorso anno, a un mese dalla catastrofe, ci siamo trovati per la celebrazione di una preghiera nel palazzetto dello sport di Penne, poi una fiaccolata due mesi dopo. Quella di ieri è stata la prima messa celebrata per stare tutti insieme. Ma ho notato anche altro».
Cosa?
«Il silenzio, la compostezza, la preghiera, il raccoglimento di queste persone, che mi hanno aiutato a calarmi ancora di più nel dolore profondo che stanno vivendo. Ho cercato, come ho potuto, di rispondere a una domanda che tutti si pongono: perché Dio non ha fermato quella valanga? Io rispondo che la fede non serve per dire al Signore non farmi succedere questo o quell’altro. Ma è necessaria per attraversare il mistero perché la nostra vita è un mistero come la morte. La vita e la morte si abbracciano in un prodigioso duello. La morte è sempre terribile, ma non possiamo e non dobbiamo farci schiacciare. Non dobbiamo avere paura di morire, ma avere il coraggio di rinascere sempre, anche dopo un lutto così terribile».
Lei era vescovo di Termoli nel 2002 quando il terremoto del 31 ottobre provocò il crollo della scuola elementare Jovine di San Giuliano di Puglia (Campobasso)dove trovarono la morte 27 bambini ed una maestra. Sono dolori diversi?
«Ci sono tanti dolori nella vita, ma sono tutti uguali. Tutti straziano il cuore in maniera terribile. Anche il quel caso la domanda fu: perché Dio non ha fermato il terremoto a San Giuliano? Ricordo che l’allora capo della Protezione civile Guido Bertolaso mi fece vedere dall’alto, a bordo di un elicottero, il taglio della faglia sismica che distrusse la scuola e le case intorno, ma non toccò la canonica. Fu impressionante. C’è una forte richiesta di giustizia da parte dei familiari delle vittime. Giustamente chiedono l’accertamento della verità, ma che non si facciano processi prima del tempo, che nessuno si faccia giustizia da solo».
Che cosa chiederà a papa Francesco?
«Una benedizione grande per tutti, per i parenti delle vittime di Rigopiano, per l’intera regione profondamente colpita da lutti e calamità negli ultimi tempi. Una benedizione che illumini anche la strada di uomini e donne che andranno a governare il Paese, affinché siano servitori dello Stato e non padroni».
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