Valentinetti: «Non si crei un altro ghetto»

4 Maggio 2022

L’arcivescovo chiede alle istituzioni di lavorare per l’integrazione delle minoranze e di istituire servizi

PESCARA. «Integrare le minoranze». È questa, sempre e solo questa, la strada da seguire nelle periferie. Vale a Pescara come altrove, per l’arcivescovo Tommaso Valentinetti, che invita a non desistere mai, anche quando la strada sembra tutta in salita. «È risaputo da decenni che esiste una minoranza rom. E se viene ghettizzata e marginalizzata», dice, «risponde più alle logiche del ghetto che a quelle dell’integrazione». La Caritas diocesana ha provato a sfondare quel muro. A Rancitelli «abbiamo allestito un camper come punto di ascolto e di riferimento» e il metodo seguito si è anche rivelato «opportuno, perché tentava di riallacciare ponti e dialoghi, ma il discorso non è andato avanti» perché è mancata «l’interlocuzione e la collaborazione con le altre agenzie» che operano sul territorio. «Certo, non è così che si contrasta la criminalizzata, ma serve il controllo del territorio con metodi più efficaci rispetto a quanto lo siano stati fino ad ora. Ma il controllo del territorio lo fa anche il cittadino se in certe zone ci sono attività come scuole, circoli ricreativi degni di questo nome, eventi aggregativi. L’abbattimento di palazzine malfamate può essere utile ma non è detto che il ghetto non si ricostruirà ed è possibile che ciò avvenga, con la realizzazione di altre palazzine» dice Valentinetti che però non entra nel merito del progetto per Rancitelli. «E siamo certi, poi, che tutto quello che c’è lì non si ricostituisca altrove?», si chiede ancora. «In questo ha ragione don Max, il parroco: se la presenza delle case popolari viene spalmata ovunque, anche l’integrazione diventa più facile». Guardando indietro, quindi, non si è fatto il massimo. Ma per il lavoro da mettere in campo Valentinetti pensa a «una presenza più viva delle istituzioni, del volontariato, della città. La scuola ha un ruolo fondamentale e servono tanti altri servizi di cui non si può depauperare una zona. Noi, per quanto ci riguarda, ci siamo, se ci danno la possibilità di realizzare un progetto che però andrebbe aiutato economicamente, per le professionalità». Valentinetti non ha dubbi: «Le guerre non hanno mai risolto i problemi. Si deve tentare la strada dell’integrazione. Per non rischiare un buco nell’acqua». (f.bu.)