Valentinetti: «Ora basta con le liturgie spettacolo»

29 Marzo 2018

Durante la messa crismale, l’arcivescovo bacchetta parroci e amministratori «La politica è la prima carità: servono leggi per malati, anziani e lavoro»

PESCARA. Un richiamo per tutti, ma anche un incitamento. Nella messa crismale celebrata ieri al palazzetto dello sport Giovanni Paolo II, monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, ha voluto scuotere le coscienze. E lo ha fatto con parole e toni non proprio morbidi, ponendo degli interrogativi sull’esistente e chiedendo di fare di più, di fare meglio. «Siamo chiamati a dare l’annuncio che Cristo è il Signore della nostra vita, della Chiesa e del Signore», ha detto nella sua omelia davanti ai presbiteri e a un palazzetto pieno.
Di fronte a questo compito Valentinetti si chiede (e chiede di sapere) «quale chiesa dobbiamo essere» e lo fa senza nascondere che questa «grande domanda» lo «inquieta». Attorno a sé vede un mondo «assente alla fede» e proprio per questo esorta a «uscire dai recinti, dalle sagrestie per dire a tutti l’amore del Signore».
L’arcivescovo spera nella «testimonianza quotidiana» e crede che vadano seguite le «logiche missionarie», lasciando da parte «i soliti rituali che fanno perdere l’essenziale».
L’auspicio che Valentinetti ha voluto condividere alla vigilia della Pasqua 2018 è che «si viva il Vangelo». La chiesa che vuole è «una chiesa missionaria aperta» con i presbiteri pronti ad andare là dove «urge che il Vangelo venga annunciato», e l’esempio portato durante la messa crismale è quello della «nostra missione Albania» di cui non si è dimenticato, non lui.
Andare oltre sembra essere la parola d’ordine in questa Pasqua. «Non restiamo nei nostri piccoli pettegolezzi di quartiere e di parrocchia, riscopriamo i battiti di amore, altrimenti abbiamo fallito». Un invito anche a «saper pregare», evitando le «liturgie smorte» ma anche quelle «spettacolo» e poi l’appello al «servizio» ai poveri che per Valentinetti è un appello corale, rivolto a tutti.
Non basta, anche se è «straordinaria», l’opera dei volontari alla “Cittadella dell’accoglienza”. «Oggi urge un altro servizio: alla città, alla polis, alla vita comune. Siamo troppo distanti dalla politica sana che dà servizio alla gente».
L’arcivescovo pensa che si debba attivare in «coerenza con i principi evangelici», per cui il servizio deve essere «di amore e carità». E se non è così, nelle amministrazioni si rintracciano «personaggi strani».
«La politica», ha fatto notare, «è la prima carità» per cui bisogna essere «propositori di legge serie per malati, anziani e lavoro». Valentinetti non ha intenzione di «addormentarsi» e dice a chi lo ascolta (dai presbiteri ai laici): «Svegliamoci e camminiamo insieme». Durante la cerimonia per la consacrazione degli oli, che sono «il segno dei sacramenti», anche un riferimento al Beato Nunzio Sulprizio affinché «possa essere presto elevato a santità».
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