Valentinetti: tutti dovrebbero toccare con mano la sofferenza

13 Ottobre 2019

L’arcivescovo anticipa le novità della Fondazione che si occupa di riabilitazione e assistenza E invita a riflettere: «Alla Paolo VI, storie di famiglie dei ragazzi autistici che colpiscono il cuore»

PESCARA. La Fondazione Papa Paolo VI apre le sue porte, si fa conoscere e fa conoscere i servizi che offre in tre delle strutture che si occupano di riabilitazione e assistenza agli anziani. Per questo ha organizzato un fine settimana speciale, un lungo open day nell’ambito del quale oggi, dalle 9 alle 17, saranno garantite consulenze professionali e visite gratuite al Centro Adriatico di Pescara, al Centro Sant’Agostino di Chieti e al Centro San Massimo di Penne, come annuncia l’arcivescovo, monsignor Tommaso Valentinetti, presidente della Fondazione. Ed è lui a spiegare cos’è la Fondazione oggi e a lanciare un messaggio alla comunità, che va dalla gratitudine a tutti i suoi collaboratori all’accoglienza di tutti coloro che hanno bisogno di cure.
Cos’è la Fondazione Papa Paolo VI?
È stata fondata da uno dei miei predecessori, monsignor Iannucci, per garantire un servizio riabilitativo di ragazzi e adulti con competenza. Aveva il desiderio che ciò avvenisse con quel tratto di umanizzazione della cura che può contraddistinguere il nostro lavoro e il nostro servizio, come cristiani. Stiamo continuando a lavorarci e lo faremo anche in futuro, puntando all’eccellenza. E sono questi, ritengo, i motivi per cui le famiglie si rivolgono a noi, ai nostri operatori, per la riabilitazione rispetto a malattie particolari e per l’assistenza agli anziani.
Proprio ora la Fondazione sta cambiando pelle. Cosa succede?
La Fondazione entra a far parte della grande famiglia delle Opere del terzo settore: non si chiamerà Fondazione Papa Paolo VI onlus ma Fondazione Papa Paolo VI Ente Terzo Settore (ETS). Un passaggio avvenuto – con l’adeguamento dello statuto - nell’ambito della riforma delle onlus che ha fissato determinati requisiti per lo svolgimento dell’attività, con tutto ciò che ne consegue sul fronte normativo e fiscale. Questo comporterà una serie di adempimenti sul fronte amministrativo, i bilanci pubblici saranno sempre più pubblici e ci sarà chiesto di pubblicare anche un bilancio sociale, per dirne alcune.
Nell’ultimo anno è stato affiancato da una segreteria, composta da quattro persone, a cui ha chiesto di occuparsi del personale. Ora queste collaboratori entrano a far parte del comitato di gestione della Fondazione e con loro ci sarà anche Armando Mancini, fino a pochi giorni fa direttore generale della Asl di Pescara.
Con noi Mancini è tornato a fare il medico, neurologo e internista a servizio del centro Madonna del Monte di Bolognano. Ha preso servizio all’inizio della settimana. E farà parte del comitato di gestione, sì, gratuitamente. Prossimamente sarà nominato anche un direttore generale, una figura di alto profilo professionale.
Quindi la Fondazione “acquista” Mancini, ex direttore generale della Asl, ma perde Nicoletta Verì, che è diventata assessore regionale.
La dottoressa Verì, che ha lavorato a servizio della Fondazione, ha deciso di dimettersi per via del suo ruolo politico quando è stata nominata assessore.
Oltre questi “nomi” ci sono tante persone che ogni giorno fanno “camminare” le strutture della Fondazione.
Gli assunti sono circa 380 e 40 i consulenti, senza considerare l’indotto, cioè i servizi. Sono otto, invece, le strutture: Centro Adriatico, Centro Paolo Sesto di via Pesaro, Centro Nazareth anziani, Centro Sant’Agostino a Chieti, Centro San Massimo a Penne, Centro San Clemente a Casauria, Centro San Venanzio a Raiano, Madonna del Monte a Bolognano. E ogni giorno ci occupiamo in media di un migliaio di persone.
Tra queste persone, ci sono delle storie che l’hanno colpita?
Sono storie di sofferenza delle famiglie, e poi dei bambini, dei ragazzi autistici a cui diamo particolare attenzione. E colpiscono il cuore. Io spesso passo ore al Centro Adriatico e farebbe bene a molte persone toccare con mano un’esperienza di attenzione alla persona .
L’open day di due giorni le consente anche di lanciare un messaggio. Che messaggio è?
Di serenità e rassicurazione. E mi rivolgo con questo spirito alle maestranze, agli utenti e a chiunque altro perché le questioni amministrative sono in regola, i dipendenti ricevono lo stipendio ogni mese, abbiamo un’agenzia bancaria che ci assicura il sostegno e la sua grande stima. E, sul fronte sindacale, l’interlocuzione con i delegati interni è sempre aperta: di recente ho avuto un dialogo con loro. Se dovesse essere necessario, e se i sindacati non si fidano dei delegati interni, a tempo debito lo faremo anche con le segreterie provinciali. E a chi è malato, a chi soffre e si rivolge alle nostre strutture dico che noi ci siamo e siamo a loro disposizione, nei termini e all’interno delle regole fissati dalla convenzione con la Regione e le Asl.
Affidando i suoi messaggi ai social network, lei diffonde la “Parola” ai suoi fedeli partendo da un solo vocabolo. Così commenta il Vangelo e lo declina alla vita di tutti i giorni, usando Facebook e Telegram. Se potesse scegliere una sola parola per questi due giorni della Fondazione, quale sarebbe?
Gratitudine. E la applico ai miei collaboratori e agli operatori, specie a quelli che vivono con sofferenza questo momento. È l’esperienza più bella che si possa sperimentare e che gli altri possono sperimentare nei nostri riguardi - dico nel messaggio di questa settimana - se riconosciamo che non tutto ci appartiene e non tutto è nostro, non tutto ci è dovuto, ma tanto ci è donato, regalato. E nell’essere destinatari di un dono, c’è la possibilità di dire grazie.
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