Valentinetti: «Vedo più chiusura La carità non si fa con un’offerta»

L’arcivescovo: «All’inizio sembrava che ci fosse un risveglio dell’altruismo, ora c’è più conflittualità» E invita a mostrarsi disponibili nell’aiuto, «a interpretare il bisogno di chi nel silenzio ha una necessità»
PESCARA. Povertà e solitudine. Sono i mali di questo tempo, anche per effetto del Covid. A pochi giorni dal Natale, l’arcivescovo di Pescara Penne, Tommaso Valentinetti, invita a riflettere sul senso della carità, che «è il comandamento fondamentale della nostra religione. Il problema», dice, «è che anche come credenti molto spesso pensiamo che la carità sia delegabile, cioè che il problema si risolva con l’offerta. Ma versando un obolo si mette solo a posto la propria coscienza. La carità», spiega Valentinetti, «è un atto personale da compiere al di là dell’organizzazione ecclesiale, o della Caritas, delle associazioni, di tanti movimenti e realtà che si impegnano nella dimensione dell’aiuto al prossimo».
L’arcivescovo parla di mancanze, non solo materiali, che si possono contrastare facendo ciascuno un passo verso l’altro. «Come hanno bisogno gli altri in questo momento, potrei avere bisogno anche io: questo si dovrebbe pensare. E bisogna essere in grado di mostrarsi attenti e disponibili nell’aiuto, interpretando il bisogno di chi discretamente, nel silenzio, ha una necessità».
E invece, sottolinea Valentinetti, l’attenzione per l’altro è scesa, e si vede nella quotidianità, si percepisce nella diocesi e fuori. «Nei primi mesi del 2020 sembrava che ci fosse stato un risveglio di altruismo. Si pensi alle consegne a domicilio di farmaci e spesa, o alla spesa sospesa. Poi, man mano che le dimensioni dell’emergenza sono cresciute, ho notato una chiusura, un arretramento, c’è sempre più un clima di conflittualità, anziché di solidarietà e altruismo», riflette. Il ruolo degli enti pubblici, nel sostegno a chi è in difficoltà, è fondamentale ma manca un collante tra tutti i soggetti e tutte le iniziative di aiuto. «Molte volte», va avanti l’arcivescovo, «abbiamo chiesto un maggiore coordinamento e sollecitato una lettura in grado di dare risposte adeguate, non a pioggia, interpretate da chi lavora su queste situazioni tutti i giorni». Per questo Valentinetti spera in «una maggiore governance da parte della cosa pubblica» e in una «maggiore attenzione nei confronti di chi è in uno stato di necessità», evitando «spese inutili»: un principio che vale per chi amministra la cosa pubblica ma anche per i singoli.
E poi è importante «creare relazioni, perché la povertà non è tanto quella materiale, ma quella legata alla solitudine, alla fatica di andare avanti. Servono sguardi, attenzioni, compagnia». La realtà, invece, racconta altro. «Vedo chiusura e acredine, mentre ci sono persone che hanno bisogno di qualcuno che gli prenda la mano e dica “coraggio, camminiamo insieme”», riflette Valentinetti. L’esempio da seguire è quello indicato dal Vangelo, con «Maria che cammina dieci giorni per andare a trovare Elisabetta, che è incinta. E poi c'è il lungo cammino dei Magi che vanno dal bambino nato. Fare strada, ecco. Questo è ciò che chiedo, non avere paura di fare strada per andare a trovare chi veramente può essere l’oggetto del nostro amore».
Un modo per stimolare il senso di solidarietà lo ha trovato la Caritas che ha riproposto l’iniziativa “Insieme a te” chiedendo ai cittadini di farsi avanti per mettersi a disposizione di chi ha meno perché, questa è la filosofia abbracciata, chiunque può rendersi utile. E il concetto vale per chi ha fede e anche per chi non ce l’ha.
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