Valeria e Mauro, sposi un anno dopo

«Le nozze erano programmate per l’estate scorsa, abbiamo cambiato tutto»
PESCARA. La cerimonia e il banchetto erano programmati per domenica 21 giugno 2020. La location, il fotografo, i musicisti e la wedding planner, già confermati. La macchina organizzativa era in funzione per festeggiare il fatidico sì, al fianco di amici e parenti. Poi la pandemia, i dubbi e, infine, la decisione di rinviare tutto al 2021.
La storia di Valeria e Mauro, pescaresi, è quella di tante altre coppie di fidanzati che avrebbero voluto scambiarsi la promessa di amore eterno già l'anno scorso, ma che per via dell’esplosione dei contagi hanno dovuto attendere e far slittare tutto almeno di un anno.
«Avevamo programmato le nozze per l'estate scorsa. Alcuni fornitori erano già stati contattati. Quando è scoppiata la pandemia abbiamo anche mantenuto la data per un po’, speranzosi che tutto si sarebbe risolto, ma poi a maggio abbiamo capito che non c’erano possibilità», racconta Valeria.
I due futuri sposi a quel punto hanno rinviato il matrimonio di un anno, al prossimo 17 luglio. «La cosa angosciante», confessa la futura sposa, «è stata non avere alcuna certezza fino a pochi giorni fa, dal momento che non erano ancora state decise le regole da seguire».
Per via della situazione Valeria e Mauro hanno dovuto fare scelte diverse rispetto all’idea che avevano del loro grande giorno. «Innanzitutto il numero degli invitati», dice Valeria. «Abbiamo deciso di concentrarci su amici e parenti stretti, per evitare di fare brutte figure con gli invitati, in caso si dovessero aggiungere ulteriori restrizioni. Poi abbiamo optato per svolgere la cerimonia di giorno, quando noi avremmo preferito festeggiare di sera, ma il rischio del coprifuoco ci ha indotto a una scelta diversa. Anche se siamo in zona bianca ed è stato eliminato, temo che possa essere reintrodotto e quindi mi sono adeguata».
Le linee guida sui buffet, consentiti solo mediante somministrazione da parte di personale incaricato, hanno portato Valeria a valutare se rinunciarvi, o viceversa se fare in modo di confermarlo sostenendo una spesa in più. «Non sappiamo ancora se sarà obbligatorio il green pass, che al momento sembra previsto persino per i bambini sopra i 2 anni e questo mi preoccupa, perché è un dispiacere sapere che i piccoli debbano essere sottoposti al tampone. Ed è un dramma», conclude. «Siamo sempre sull’attenti per eventuali cambiamenti delle regole e per questo», confessa, «stiamo facendo tutto adesso». (m.pa.)
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