Valle dell’Orta, scoperta la grotta dei misteri

12 Maggio 2019

Un cercatore di asparagi si imbatte per caso in una cavità. E avvisa gli esperti di Speleo Club e Graim

SAN VALENTINO . La segnalazione allo Speleo Club di Chieti e al Graim (Gruppo di ricerca di archeologia industriale della Majella), è arrivata da un signore di San Valentino che andava alla ricerca di asparagi selvatici. Quello che gli specialisti si sono trovati davanti dopo essersi calati nell’anfratto, è stata una cavità naturale che a un primo esame è lunga almeno 200 metri, salvo ulteriori approfondimenti. A percorrerla sono stati tre speleologi abruzzesi, Valerio Natarelli, Aurelio D’Urbano e Gabriele La Rovere, già impegnati in una ricerca sulle miniere abbandonate della Maiella. La “Grotta Primavera” in onore al signor Amedeo Primavera, il primo a segnalarne l’esistenza, si trova nella Valle dell’Orta, in territorio di San Valentino in Abruzzo Citeriore. Gli speleologi non danno ulteriori indicazioni circa l’esatta ubicazione della cavità per evitare che qualcuno possa entrarvi per curiosare e finire col farsi male, e anche per scongiurare che l’habitat possa in qualche modo essere alterato. Nella grotta, infatti, gli speleologi hanno rilevato la presenza di pipistrelli, di diversi esemplari di aracnidi, di funghi e muffe colorate. Uno scrigno segreto nelle profondità della Valle dell’Orta, scavato dall’acqua, all’interno del quale almeno in tempi moderni, l’uomo non ha messo piede prima dei tre speleologi abruzzesi. «La prima esplorazione», racconta Gabriele La Rovere, «ha rivelato una galleria di oltre duecento metri, che promette ulteriori sviluppi. Si tratta di una grotta ventilata, e partendo da questo da questo presupposto immaginiamo che potrebbe andare più in profondità. A breve, comunque, ci saranno altre esplorazioni». Gli speleologi sono scesi, calandosi con una corda, per sei-sette metri prima di intercettare la galleria. Nessuno, nella zona, ricorda dell’esistenza di questa grotta. Tra l’altro al momento non è stata trovata documentazione scritta che ne attesti l’esistenza, né si è conoscenza di tracce della tradizione orale. «Nel fango», aggiunge La Rovere, «non abbiamo visto alcuna impronta umana». All’interno della cavità è stato rinvenuto un frammento di ceramica attualmente al vaglio della soprintendenza d’Abruzzo, a Chieti. (a.bag.)