«Vasche nel fiume? Piano inutile e costoso»

13 Luglio 2016

Marcozzi e Pettinari (M5s) criticano il progetto anti-esondazione e propongono opere sostenibili

PESCARA. Il Movimento 5 stelle considera inutile e dannoso il progetto finanziato dalla giunta regionale di Luciano D'Alfonso, per la costruzione delle vasche di laminazione sul fiume Pescara nei territori vallivi di Rosciano, Cepagatti, Manoppello e Chieti.

Lo hanno detto a chiare lettere ieri i consiglieri regionali Sara Marcozzi e Domenico Pettinari, che prospettano però proposte alternative, suggerite da esperti da loro interpellati, che con lo stesso costo di 54 milioni di euro, potrebbero realizzare opere sostenibili, rispettose per l'ambiente fluviale oltre che potenzialmente fruibili per la valorizzazione agricola, utili per incentivare attività sportive e per il tempo libero. Il progetto del M5s vede la realizzazione di ben mille laghetti artificiali collinari dislocati lungo tutta l'asta fluviale dell'Aterno Pescara, in luogo delle enormi e deturpanti vasche di cemento, che svolgerebbero la stessa funzione regolatrice delle portate evitando inondazioni. Ci sono dati tecnici precisi. «A quanto si legge sui progetti presentati» osservano i due consiglieri «l'intervento sarebbe in grado di assorbire solo il 13% dell'onda di piena per non più di 13 ore. Sempre che si tratti di una piena da circa 690 metri cubi al secondo, quelle che, secondo studi statistici, capitano una volta ogni 50 anni. Se invece consideriamo le piene eccezionali, meno frequenti ma che possono raggiungere i 1200 mc al secondo, il grado di assorbimento dell'opera non supererebbe il 5% della piena». Le piene del Pescara, spesso durano anche più di 48 ore, quindi, anche quelle meno straordinarie non possono essere contenute dalle vasche. «Ancor più se si pensa che i dati climatologici ci dicono che gli eventi atmosferici estremi sono in costante aumento. Altro aspetto inspiegabile è la scelta della realizzazione del progetto a monte dell'immissione nel Pescara di uno dei suoi maggiori affluenti, il torrente Nora, le cui acque in caso di piena arriverebbero senza alcuna diminuzione nel fiume».

«Che sia stata pensata solo per salvare Megalo?» si chiedono i consiglieri. «I laghetti invece avrebbero una capacità 8 volte superiore alle vasche, in grado di accogliere ciascuno 30 mila mc, per un complessivo immagazzinamento di 30 milioni di mc di acqua».

A queste alternative si aggiungono vantaggi come l'utilizzazione di siti marginali (i fossi) e la possibilità di fitodepurazione delle acque nei piccoli invasi, utilizzabili dai produttori agricoli e comunque poi arriverebbe pulita al mare. «Vogliamo trasformare» chiudono Marcozzi e Pettinari «il problema delle precipitazioni eccezionali in risorsa per il territorio, al contrario del Pd che viaggia con lo slogan di Abruzzo Regione Verde poi investe milioni europei nel cemento».

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