Vasto, perizia psichiatrica per il marito assassino

9 Febbraio 2017

Omicidio D’Elisa: la difesa cerca prove per dimostrare la follia di Fabio Di Lello La madre: sta male, è ingrassato di trenta chili. E all’avvocato chiede della Juve

VASTO. Impazzire per la perdita di un amore. La tragica storia di Fabio Di Lello e Roberta Smargiassi dimostra che può accadere. Dal momento in cui Fabio è stato informato della morte della moglie in un incidente stradale non ha avuto più pace. L'uomo ha cercato il responsabile e invocato una punizione. Nessuno però ha mai pensato potesse arrivare ad uccidere. Ora sono in tanti a dolersi per non avere aiutato Fabio a elaborare il lutto e soprattutto non aver capito che il dolore era diventato ossessione e desiderio di vendetta. «Come ho fatto a non capire? È colpa mia, non mi sono accorta, non l'ho aiutato», dice di Michelina Di Foglio, la mamma di Fabio Di Lello. «Fabio e Roberta aspettavano un bambino, lei stava per annunciarlo a tutti. La notte in cui morì Roberta, Fabio continuava a urlare, a piangere, a sbattere la testa contro il muro del corridoio. Poi è caduto a terra, in ginocchio. Dal giorno della disgrazia non è stato più lo stesso. Il mio Fabio pesava 80 chili, è arrivato a pesarne 120. In sette mesi si è lasciato andare piano piano. Prendeva pastiglie per dormire. Non lavorava più. Mi diceva: “La mia vita è finita”». Lina racconta anche che il figlio era seguito da un medico e che lei avrebbe voluto un ricovero. I difensori, Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni, stanno acquisendo in questi giorni tutta la documentazione medica per ripercorrere la parabola della follia d'amore e odio di Fabio. «E' necessario per poter poi eseguire una eventuale e puntuale perizia psichiatrica», dice l'avvocato Andreoni. «E' acclarato che psicologicamente Fabio Di Lello è distrutto. La perizia è necessaria per stabilire fino a che punto fosse entrato nel tunnel ossessivo che lo ha portato alla vendetta». La perizia è importante per demolire anche l’aggravante della premeditazione. E’ la risposta alla Procura che, con il supporto di esperti, valuterà l'eventuale presenza nell'animo di Di Lello del proposito criminoso per tutto il tempo compreso tra l'incidente mortale in cui ha perso la vita la moglie (1 luglio 2016) e la sua concreta attuazione con il delitto (1 febbraio 2017) quando ha freddato con tre colpi calibro 9 Italo D’Elisa, 22 anni, l’investitore della moglie. Certo è che in sette mesi Di Lello si è lasciato andare completamente. «Ora è convinto che sia finita davvero. In carcere tutti cercano di dargli una mano. Ma lui è assente», dice Andreoni che va a trovarlo anche più volte al giorno. «Parla poco, piange moltissimo. Oggi (ieri, ndc) ho trovato un argomento che per qualche minuto lo ha distratto: il calcio», racconta il legale. «Quando ho cominciato a parlare del campionato mi ha chiesto come fosse finita la partita della Roma e cosa facessero la Juventus e l'Inter. Un pensiero è andato agli allievi del Cupello calcio. Mi ha chiesto di tenerlo informato sui loro risultati. Quei giovanissimi atleti sono state le ultime persone con cui ha parlato il giorno dell'omicidio prima di tornare a Vasto. E' stato un flash durato pochi minuti, poi è sprofondato ancora nella disperazione». Oggi intanto a Pescara in programma l'accertamento tecnico irripetibile voluto dalla Procura sui cellulari di D'Elisa, la vittima, e dell'omicida.