«Vattene infame» Le parole che hanno condannato Antonio

26 Settembre 2017

La ricostruzione del giudice per le indagini preliminari sui fatti accaduti la notte del 16 settembre nel ristopub

PESCARA. «Vattene infame non sei buono». Sono queste le parole che hanno condannato a morte Antonio Bevilacqua, 21 anni, ucciso con un colpo di fucile al volto da Massimo Fantauzzi, 46 anni, la notte del 16 settembre all'interno del ristopub BirraMi, a Montesilvano. Sono le parole rivolte dal ragazzo al suo carnefice, che «avrebbe agito per vendicarsi delle gravi offese subite da Antonio Bevilacqua poco prima, sempre all'interno del locale, a seguito di un diverbio», si legge nell'ordine di arresto emesso dal gip Gianluca Sarandrea. Il 21enne, con l'amico che era in compagnia del killer, ha «commentato negativamente la presenza di Fantauzzi», scrive il gip, «accompagnando tali considerazioni con gesti significativi di un atteggiamento di disprezzo che nutriva nei suoi riguardi».
Per risalire a Fantauzzi, sono state determinanti le testimonianze delle persone presenti nel locale la notte della tragedia. In particolare, quelle di un conoscente di Fantauzzi, che aveva trascorso la giornata con lui e che aveva raggiunto con lui il ristopub di via Verrotti, oltre a quelle dell'ex compagna e della figlia dell'arrestato.
Quella notte, parlando con un'altra persona che aveva espresso risentimento nei confronti di Fantauzzi, per «il mancato rispetto di un non precisato impegno che aveva assunto nei propri riguardi» Bevilacqua «si era offerto di “risolvere” la questione», si legge nell'ordinanza. Ma l'amico di Fantauzzi «era riuscito a riportarlo alla calma, premurandosi di invitare Fantauzzi ad abbandonare il locale vista l'atmosfera tesa nei suoi riguardi». L’invito, però, non «era stato tuttavia raccolto». A quel punto Fantauzzi è entrato nel locale e Bevilacqua ha «ostentato disprezzo invitandolo ad allontanarsi ed apostrofandolo con frasi offensive». Per evitare il peggio l'amico di Fantauzzi ha accompagnato a casa il 46enne, che in macchina ha pronunciato queste frasi: «Ma ti rendi conto, come mi ha trattato? Con un paio di cazzotti lo sfracchio». Il testimone si è trattenuto in casa di Fantauzzi per qualche minuto e poi è tornato al pub. Mentre si dirigeva in auto verso il locale è stato «superato da una moto di colore rosso» (lo stesso di Fantauzzi). E, al momento dell'affiancamento, la moto «aveva avuto un momento di esitazione nel portare a termine il sorpasso».
Il gip non ha dubbi: «Decisivo elemento per la ricostruzione dei fatti e per l'individuazione del responsabile», scrive Sarandrea, è stato fornito dall'amico del 46enne, il quale, alla vista del filmato tratto dal sistema di telecamere posizionate all'interno ed all'esterno del locale, «riconosceva questi nel proprio amico Fantauzzi Massimo».
Una testimonianza che il giudice ritiene attendibile «in quanto caratterizzata per coerenza e costanza, dovendosi peraltro escludersi da parte sua un intento calunniatorio nei riguardi di Fantauzzi, visto il rapporto di amicizia che lo lega all'indagato». Sarandrea evidenzia «altri significativi elementi che corroborano il quadro accusatorio», riferendosi, in particolare, all'ex compagna e alla figlia di Fantauzzi, le quali «hanno fornito importanti elementi ai fini della richiesta cautelare». Il gip ritiene «rilevante» il quadro indiziario a carico del 46enne di cui ha disposto l’arresto, visto che «le riprese video nonché le dichiarazioni rese consentono di ricondurre la responsabilità del grave delitto in esame proprio a Fantauzzi Massimo». Infine, il giudice stigmatizza «l'assoluta gravità intrinseca dei fatti compiuti» e la «ferocia mostrata dall'indagato nel realizzare il proposito delittuoso».
Oggi, alle 11, Fantauzzi sarà ascoltato in carcere, dove è detenuto in isolamento, alla presenza del suo legale, Pasquale Provenzano. E racconterà la sua verità sull’omicidio e su quella notte. Deve rispondere anche del porto abusivo dell’arma.
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