Vecchi hotel, perse entrate per 2 milioni

Francavilla. Pochi titolari di alberghi in disuso saldano le quote per riconvertire i fabbricati in appartamenti sul mare
FRANCAVILLA AL MARE. Non va in porto il progetto di trasformare alberghi abbandonati, e ecomostri mai ultimati sulla riviera cittadina, in luminosi alloggi sul mare. È scaduto il 15 novembre scorso il termine, indicato dall’amministrazione comunale, per versare il saldo che avrebbe consentito, alle società titolari dei fabbricati, un cambio di destinazione d’uso. Quindi di avviare una riqualificazione dei vecchi edifici o di predisporsi a una riconversione in più appetibili appartamenti- vacanze.
Sarà che il mercato immobiliare non tira ancora come dovrebbe, nonostante gli investimenti di immagine sulla città turistica. E mettiamo pure che la crisi non accenna ad allentare la morsa, a dispetto delle voci di ripresa che circolano nel Paese. Certo è che pochi degli otto titolari di alberghi e costruzioni che nei mesi scorsi avevano dato prova di accogliere la proposta del Comune, si sono presentati in municipio a chiudere la pratica edilizia. La qual cosa si traduce in un danno secco per l’amministrazione comunale, che aveva previsto in bilancio circa due milioni di euro provenienti proprio dalla riconversione dei vecchi alberghi.
A riconoscerlo è lo stesso sindaco, Antonio Luciani, il quale è ora chiamato a una operazione per così dire “simpatia”, che potrebbe riscattarlo, almeno agli occhi di quella parte della cittadinanza che non ha molto gradito il suo decisionismo sull’abbattimento dell’ala storica di Palazzo Sirena. Le sollecitazioni al sindaco non mancano. Del resto, sono numerosi i francavillesi che gli chiedono di ribadire la forza del fare azionando le ruspe anche su quegli edifici che oggi rendono inguardabili ampi tratti del litorale cittadino. Ma per il momento, sembra prevalere la delusione del primo cittadino. Che tuttavia, in linea di principio, non esclude l’ipotesi della demolizione. Da attuare su una scala più ampia.
«Sin dal 2011», osserva Luciani, «mi è stata posta la questione dei cambi di destinazione d'uso per strutture un tempo adibite ad attività alberghiera non più operanti, che in alcuni casi non hanno mai operato, i cui proprietari chiedono la conversione urbanistica in residenze. Il cambio comporta un aumento di valore per i fabbricati e riteniamo che una parte di questo incremento vada versato in favore della collettività, quindi del Comune. A questo punto» aggiunge, «visto che pochi hanno aderito, occorre andare oltre. Chiederò al Consiglio Comunale di prendere in considerazione la revoca della conversione o, in alternativa, di valutare un cospicuo aumento della quota da versare».
Ma ci sarà da verificare, è lo stesso Luciani ad ammetterlo, anche la possibilità normativa di ingiungere ai privati la demolizione delle strutture non completate. Il problema sarà anche quello di non trovarsi nuovamente, in futuro, di fronte a situazioni di questo genere. Che certo bene non fanno all’immagine della città. «Bisognerà intensificare ogni forma di controllo», prosegue Luciani, «stipulando convenzioni con Agenzia del territorio e Guardia di finanza. Prevedere, ove possibile, aumenti della pressione fiscale nella misura massima consentita dalla legge per tutte le strutture ricettive che non svolgano attività o che siano inagibili».
Insomma, si annuncia un giro di vite. Il sindaco sta valutando infatti le ricadute che l’attività di controllo potrà avere sul bilancio comunale. «Di questo aspetto» spiega «ho discusso con l’assessore al Bilancio, Rocco Alibertini. «È chiaro che l’aver raggiunto da tempo una condizione sana di bilancio ci permetterà di ammortizzare il colpo derivante dai mancati introiti ipotizzati per il cambio di destinazione d’uso degli immobili». Il guaio è che quelle risorse erano state destinate a investimenti sulla città. E ora, come minimo, bisognerà rivedere i piani.
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