Veleni alla Bcc ricorso per far cadere il cda di Borgia

L’imprenditore Pagliaroli va al tribunale delle Imprese Il presidente: un piano per sovvertire le elezioni
PESCARA. Dopo le denunce penali, le interrogazioni ministeriali sia alla Banca d’Italia che agli organi di vigilanza bancaria, arriva un altro ricorso sulla Bcc. L’imprenditore Giovanni Pagliaroli ha depositato al tribunale delle Imprese dell’Aquila un ricorso per annullare l’assemblea della Bcc di Cappelle sul Tavo. Il ricorso porterà a comparire, il 15 dicembre prossimo, il direttore generale dell’istituto Adriano Giacintucci in qualità di segretario dell’assemblea di aprile che ha visto riconfermare il presidente uscente Michele Borgia oltre che i membri del cda.
Secondo Pagliaroli, Borgia ha vinto con «una lista ineleggibile». Tutto ruota intorno alla presenza contestata di un socio, Domenico Galizia: per Pagliaroli, è «un dimissionario non socio» e, pertanto, «un soggetto radicalmente privo di elettorato passivo». Per Pagliaroli, di conseguenza l’assemblea non è valida: «L’intero soggetto votato», recita il ricorso, «ha carattere di mera apparenza nelle funzioni di governance e, dunque, attualmente e giorno per giorno emette atti nulli, ma con essi dispone di ingenti somme all’esterno dell'Istituto così come contrae obbligazioni con terzi, esponendo contemporaneamente sia il primo sia i terzi sia, soprattutto i soci della Bcc, a pesanti esposizioni patrimoniali illegittime e a una irreversibile perdita di accreditamento della Bcc sul mercato e nei confronti del contesto bancario in genere».
Giancitucci replica e si dice «estremamente sorpreso»: «Un’iniziativa assolutamente infondata giacché il mio impegno, in qualità di direttore e segretario dell’assemblea, è stato esclusivamente garantire, in maniera indipendente, lo svolgimento ordinato e regolare dei lavori che si sono svolti con assoluta trasparenza, alla presenza di tutti i candidati, dei numerosi soci, dei colleghi ed esponenti degli organismi di categoria».
Anche Borgia prende posizione: «L’atto di citazione fa parte di una precisa campagna finalizzata a creare un clima di preoccupazione, soprattutto in sede istituzionale, pubblicizzando le iniziative giuridiche: numerose, coordinate e strumentali rispetto allo scopo di sovvertire un risultato sancito dalla maggioranza dei soci della Bcc. Fa parte di una strategia che, probabilmente, neppure i politici della prima repubblica avrebbero messo in atto».

