Vendemmia, in Abruzzo si parte dai bianchi

5 Settembre 2019

Tilli (Coldiretti): «La qualità è ottima, ma siamo in allarme per i danni arrecati dalla fauna selvatica»

PESCARA. Uve Pinot e Chardonnay a fine agosto, Pecorino e Passerina a settembre, poi Cococciola, Merlot, Sangiovese e Trebbiano, e infine, il Montepulciano. Ha preso il via e proseguirà fino a ottobre la vendemmia nelle 18mila aziende vitivinicole abruzzesi, nonostante una serie di calamità varie (tra le quali i cinghiali che scorrazzano nelle zone interne). Una vendemmia quella del 2019, che secondo l’analisi di Coldiretti vede un calo pari all’11%, per una produzione complessiva stimata di circa 4,5 milioni di quintali di uva (su una superficie di circa 30mila ettari), e 3 milioni di ettolitri di vino (di cui un milione di origine controllata), conseguenza del clima pazzo e del maltempo alternato a ondate di caldo africano che hanno caratterizzato l’estate. Salva in ogni caso la qualità: le condizioni attuali fanno infatti ben sperare per una annata di buona-ottima qualità anche se l’andamento della raccolta dipenderà molto dal mese di settembre per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo. «La vitivinicoltura regionale», dice Coldiretti, «è oggi una realtà importante tanto che l’Abruzzo può considerarsi oggi tra le regioni in cui il vino, con particolare riferimento al Montepulciano, ha saputo imporsi fino a diventarne l’immagine di riferimento, con una filiera che costituisce il principale comparto agricolo regionale (21% dell’intera Plv (produzione lorda vendibile), la più elevata incidenza tra le regioni italiane) e una produzione media di vino rappresentata dal 70% di vini rossi e da un restante 30% di bianchi. Una realtà sempre più fiorente anche per i numerosi apprezzamenti che arrivano dall’estero, che si traducono con una crescita delle esportazioni che hanno registrato nel 2018 un valore di 182 milioni di euro (+ 6,3% rispetto al 2017) a conferma della fama che il vino regionale sui mercati esteri si è guadagnato negli anni e che, nel 2019, continua a crescere con un aumento delle esportazioni del 4,1% nei primi tre mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018».
La situazione è preoccupante, denuncia Pier Carmine Tilli, presidente Coldiretti Chieti, perché « alla soddisfazione per la qualità si aggiungono amarezza e delusione nel vedere che tanti raccolti vengono presi di mira e distrutti dalla fauna selvatica. Ci sono aziende in cui i cinghiali hanno compromesso gran parte del raccolto. La situazione va risolta una volta per tutte. A rischio ci sono le produzioni di eccellenza come il vino, gli ortaggi e prodotti di nicchia che vanno tutelati per il bene delle imprese, dei cittadini e dell’economia». (c.s.)