«Venite nei locali, ma usate il buon senso»

9 Ottobre 2020

E nel fine settimana c’è chi si affida alla vigilanza privata. Qualcuno frena: non siamo noi i controllori

PESCARA. Un decreto «democratico» che con l’introduzione della mascherina obbligatoria all’aperto, in qualunque fascia oraria, riporta al centro la bilancia che, fino a poco tempo fa, pendeva sulla movida, inquadrandola come principale causa della diffusione dei contagi. Ne sono convinti ristoratori e titolari di locali della sera che dalla metà di agosto hanno fatto i conti con l'obbligatorietà dei dispositivi di protezione, a partire dalle 18.
«Le disposizioni», evidenzia Gianni Taucci, direttore di Confesercenti Pescara, «che imponevano l’uso della mascherina dalle 18, decretavano un ruolo negativo delle imprese della ristorazione, facendo passare un segnale sbagliato, da scardinare, ossia che il virus circolava solo da un certo orario in poi. Con il nuovo Dpcm si veicola un messaggio democratico e orizzontale e la palla torna al centro. L’obbligatorietà della mascherina porta l’asticella dell'attenzione ancora più in alto, il che inevitabilmente può incidere sui consumatori, con una possibile riduzione di quanti frequentano questi locali. Ciò che dobbiamo comprendere è che la mascherina deve diventare un’abitudine, ma la vita può continuare normalmente».
Sulla stessa lunghezza d'onda Fabrizio Vianale, direttore di Confartigianato Pescara, per il quale «non è la movida a determinare l’aumento dei casi, pertanto l’utilizzo della mascherina sempre è più che plausibile. Ciò che però è ora fondamentale è che non si deve diffondere una percezione di paura che porta le persone a uscire di meno e a non condurre una vita il più normale possibile. Ritengo che tutto vada rapportato all’incidenza dei numeri dei nuovi contagi sulla rete ospedaliera, e mi sembra che al momento non vi siano le condizioni tali da giustificare ansie crescenti. Le imprese artigianali hanno ampiamente dimostrato il massimo rispetto di tutte le norme e che i protocolli regionali stanno funzionando».
E se il nuovo Dpcm di fatto uniforma le disposizioni, secondo Confartigianato appare eccessiva la responsabilità conferita ai titolari dei locali. Per chi non fa rispettare i provvedimenti all’interno del proprio esercizio, infatti, scatta la multa e l’ipotesi di chiusura da 5 a 30 giorni.
«Il gestore non può diventare un controllore», aggiunge Vianale. «Il rispetto delle misure è una questione di responsabilità individuale e un esercente non può pagare anche questo».
«Il controllo nei confronti dei clienti c’è sempre stato», commenta Mario Palladinetti, portavoce di Pescara Viva, l’associazione che riunisce una quarantina di locali concentrati tra piazza Muzii e la zona di Pescara vecchia, che tira un sospiro di sollievo sulla mancata introduzione del coprifuoco alle 23, inizialmente paventato, e che avrebbe significato «un nuovo lockdown, seppure di proporzioni ridotte, che avrebbe danneggiato definitivamente alcune attività. Con il nuovo Dpcm per noi cambia poco. Cerchiamo sempre, nel limite del possibile, di invitare la clientela al rispetto delle regole, ma qualche comportamento può sfuggire alla nostra attenzione. L'auspicio è che queste disposizioni non si trasformino in un pretesto per sanzionarci. Dal nostro canto continueremo a fare il massimo per garantire il rispetto delle norme, attraverso un servizio di vigilanza privata che abbiamo attivato nel weekend, anche un’ora dopo la chiusura dei locali. Noi operatori siamo i primi a voler tutelare la nostra salute», conclude.
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