Vertice sul recupero dei terreni abbandonati

22 Novembre 2017

Parlamentari e tecnici a Caramanico per studiare una legge sulla green economy in montagna

CARAMANICO TERME. Terreni abbandonati: da Caramanico Terme una proposta di legge per favorire la “riforma agraria” e la green economy nelle aree montane italiane. Milioni di ettari di terreno, nelle aree pedemontane e montane d’Appennino e di parte delle Alpi, un tempo coltivate ed utilizzate prevalentemente, per un’economia agro-zootecnica di sussistenza, legata alla sopravvivenza delle comunità locali, sono oggi non solo incolte, ma prive di qualsiasi inserimento in una prospettiva produttiva e di valorizzazione territoriale.
Venerdì 24 novembre, dalle ore 15, al Complesso dell’ex convento delle clarisse a Caramanico si riuniranno esperti giuristi, tecnici forestali e rappresentanti delle istituzioni per dare avvio alla possibilità di un momento di innovazione normativa che porti i Comuni ad avere un ruolo definito e diretto nella gestione delle problematiche relative all’accorpamento fondiario.
Saranno presenti, tra gli altri, Francesco Pastorelli, direttore Cipra-Commissione internazionale per la protezione delle Alpi; Raoul Romano, del Centro politiche e bioeconomia del Crea - Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia agraria; Giacomo Nicolucci, docente di Diritto dell’ambiente all’università di Urbino; la senatrice Angelica Saggese, membro della commissione Agricoltura e produzione agroalimentare, il deputato Enrico Borghi, presidente dell’intergruppo parlamentare per la montagna.
Il Comune di Caramanico, Legambiente, Anci, con questa iniziativa di studio, patrocinata da Uncem Fondazione Montagne Italia, e il Parco Nazionale della Majella, «cercano di individuare e avviare un percorso giuridicamente solido e tecnicamente efficace», si legge nella nota di presentazione dell’incontro, «che sappia delineare un nuovo scenario di attenzione sul ruolo che i territori montani e pedemontani possono avere nella nuova, anzi rinnovata “idea” della montagna, in termini produttivi, ecologici, culturali, in sinergia con la normativa europea, con i Piani di Sviluppo rurale, con gli effetti istitutivi dei Parchi, con la riorganizzazione delle competenze degli enti locali, e in una rinnovata e concreta azione di prevenzione del rischio idrogeologico, di contrasto all’abbandono delle aree interne, di stimolo all’imprenditoria giovanile».