Vertice sulla fusione dei reparti
Penne, la Fials ottiene unincontro in prefettura con Regione, Asl e Comune
PENNE. Il presente ed il futuro dell’ospedale di Penne preoccupano e non poco. Lunedì prossimo, dopo la richiesta del segreterio regionale Fials Gabriele Pasqualone, si terrà alle 16 un incontro con il prefetto di Pescara per discutere della disposizione del direttore sanitario del San Massimo, Rossano Di Luzio, che porterà dal 1° giugno al 30 settembre all’accorpamento dell'area medica (Medicina, Geriatria e Cardiologia).
Al vertice prenderanno parte Regione Abruzzo, Asl di Pescara, Comune di Penne e Fials. A preoccupare il sindacalista è anche il futuro del reparto di gastroenterologia del San Massimo, che da struttura dipartimentale complessa è stata declassata nell’ultimo Atto aziendale a struttura semplice. «La gastroenterologia di Penne, pur avendo la classificazione della gestione completa di tutte le malattie dell'apparato digerente, sarà gestita da Pescara», osserva Pasqualone. «Tutto ciò è inaccettabile anche in considerazione dell’ottimo lavoro svolto in questi anni dal professor Della Sciucca e della sua equipe, che nel 2016 hanno eseguito qualcosa come 4554 esami endoscopici e diagnostici».
I primi effetti dell’accorpamento dell’area medica del San Massimo iniziano già ad avvertirsi. Il pronto soccorso da ieri ha ricevuto disposizione di ricoverare solo in base ai posti liberi nel primo piano (Medicina) della palazzina A dell'ospedale. Dal 31 maggio, poi, i pazienti ancora presenti al secondo piano saranno trasferiti, anche in appoggio alle altre aree di ricovero dell’ospedale, in altre strutture sanitarie o in cliniche accreditate. Sull’accorpamento dell’area medica del presidio pennese ha detto la sua, tramite una nota, anche il vice presidente della commissione sanità regionale, Domenico Pettinari: «Chiedo un intervento urgente del presidente di Regione e dell'assessore alla Sanità Paolucci affinché si ponga immediato rimedio al disastro gestionale che si sta consumando nel nosocomio di Penne», scrive il consigliere M5s. «È impensabile garantire livelli di sicurezza accorpando reparti e pretendendo il trasferimento dell’utenza in eccesso presso altri presidi anche privati. Un paziente non può non avere la sicurezza della continuità delle cure nello stesso presidio in cui ha fatto accesso. Oggi è chiaro il disegno che abbiamo sempre denunciato negli anni. Si inizia con il non riassumere il personale in quiescenza, con il trasferimento dei pazienti in altri presidi, con il trasferimento di macchinari in altre strutture e poi non resterà che la chiusura».
Francesco Bellante

