Verì: anche i senza fissa dimora adesso possono avere il medico

28 Aprile 2024

La giunta approva la delibera che estende il diritto alla salute alle persone che hanno perso tutto Il centrodestra rende così operativa una legge regionale proposta dal Pd nella scorsa legislatura

L’AQUILA. Riconoscere ai cittadini italiani senza dimora, privi di qualsiasi assistenza sanitaria, la possibilità di iscriversi nelle liste degli assistiti delle Aziende sanitarie locali e di effettuare la scelta del Medico di medicina generale, nonché di accedere alle prestazioni garantite dai Livelli essenziali di assistenza (Lea). È questo il contenuto della delibera approvata dalla giunta regionale di centrodestra, su proposta dell’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, che fa diventare operativa una legge con un elevato valore sociale proposta, nella scorsa legislatura, dai consiglieri regionali del Partito Democratico e approvata in aula con un voto trasversale.
Oggi, a finire per strada, sono soprattutto le persone diventate povere e, per la normativa in vigore fino a pochi giorni fa, se perdi la casa perdi anche la residenza e dunque anche il medico di base. Era una stortura legislativa che colpiva i più fragili. Tanti abruzzesi che, per i più svariati motivi, si sono ritrovati senza un tetto e spesso a non avere più niente. Queste persone, alle quali viene tolto anche il medico di base, finiscono ai margini di una società di cui sono invece parte. Ed era inaccettabile.
All’ingiustizia sociale finalmente risolta oggi si somma anche il vantaggio economico per la Regione e le Asl perché la nuova legge, resa attuabile dalla giunta, consente un sostanziale risparmio per il sistema sanitario regionale, in quanto questa norma tende, inevitabilmente, a far diminuire il frequente ricorso dei senza dimora ai servizi di emergenza, producendo, di conseguenza, un positivo risparmio di risorse, oltre che una diminuzione degli accessi impropri ai pronto soccorso degli ospedali. Estendendo la tutela sanitaria ai senza tetto, l’Abruzzo colma un vuoto normativo, dando piena attuazione ad un principio come quello del diritto alla salute, sancito nella carta costituzionale. Avere un medico, per queste persone, significa sentirsi di nuovo cittadini. Avvertire che lo Stato c’è per i deboli. Avere una speranza e uno stimolo per uscire dalla strada.
Entrando nel merito della delibera di giunta, questa stabilisce «le modalità con cui i cittadini italiani senza dimora e non residenti in paesi diversi dall'Italia, privi di qualsiasi assistenza sanitaria, possano accedere all’iscrizione nelle liste degli assistiti e alla scelta del Medico di medicina generale». In riferimento al queste modalità, tocca ai Comuni svolgere accertamenti «tramite i Servizi sociali» e rilasciare «un’apposita attestazione anche con la collaborazione con i servizi sanitari (ad esempio servizi ospedalieri e servizi per le dipendenze), ed i soggetti del Terzo settore che svolgono attività a favore delle persone in situazione di fragilità».
I Servizi sociali si prendono cura dell’accompagnamento e della presa in carico delle persone in possesso dei requisiti, e si fanno parte attiva nel garantire l’informazione, la sensibilizzazione e la facilitazione del loro accesso agli sportelli di Anagrafe sanitaria per l’iscrizione al Medico di medicina generale. La scelta del medico è però a tempo determinato con validità annuale purché permanga la presenza sul territorio regionale (del senza fissa dimora, ndr), ed è attestata attraverso il rilascio del promemoria di iscrizione del Servizio sanitario regionale da parte dell’Anagrafe sanitaria.
Fin qui tutto andrà liscio. Ma la burocrazia non smette mai di metterci lo zampino. Nell’ultima parte della delibera, infatti, si legge che: «Per ottenere il promemoria di iscrizione al Ssr il senza dimora dovrà recarsi all’Anagrafe sanitaria con un modulo rilasciato dai Servizi Sociali del Comune che attesti che la persona ha i requisiti richiesti, con il proprio documento d’identità e/o il proprio Codice fiscale, e/o estratto dell’atto di nascita». E questo può davvero complicare tutto.
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