Via Adige, la casa sequestrata ai rom è ancora deserta

Otto mesi fa, l’amministrazione Maragno annunciò l’istituzione di un centro diurno per bambini in difficoltà
MONTESILVANO. Avrebbe dovuto aprire i battenti già dall’estate del 2015 eppure, a oggi, del centro diurno di via Adige non si hanno ancora notizie. A distanza di otto mesi dal passaggio di consegne della struttura dal Comune di Montesilvano all’Azienda Speciale, annunciato lo scorso 1° luglio, infatti, le serrande al civico 14 sono ancora abbassate.
La villetta di Santa Filomena, prima sequestrata e poi confiscata a una famiglia rom nel giugno 2014, dopo un'ordinanza dell'agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, era stata in realtà acquisita nel patrimonio comunale già nel novembre del 2014. Da allora però, gli ex proprietari di casa erano tornati più volte a occupare abusivamente l’abitazione fino allo scorso giugno quando, in seguito a un blitz congiunto delle forze dell’ordine, la villetta era stata definitivamente sgomberata e posta sotto sigilli. Alla riconsegna delle chiavi da parte dei carabinieri al sindaco Francesco Maragno, avvenuta dopo qualche settimana, l’appartamento (composto da un salone/cucina, due bagni, due camere da letto) era quindi pronto per essere affidato all’Azienda speciale per la realizzazione di un centro diurno per minori in difficoltà. Passaggio effettivamente avvenuto nel mese di luglio 2015, con la firma del contratto di comodato d’uso da parte del direttore dell’ente strumentale Eros Donatelli. Un contratto, in scadenza ad aprile 2019, che prevedeva che le spese contrattuali e la manutenzione straordinaria restassero in capo al Comune e che fosse invece lo stesso ente strumentale a occuparsi della manutenzione ordinaria.
«Si conclude così una lunga vicenda», aveva commentato in quella occasione il vicesindaco Ottavio De Martinis. «Grazie alla collaborazione dei carabinieri, la casa è effettivamente entrata nella disponibilità del Comune e verrà trasformata in un centro diurno, perfettamente operativo già tra due settimane». Eppure, da quella dichiarazione, di settimane ne sono trascorse non due, ma ben 33, e del centro diurno nessuna traccia. «Finora ci sono stati diversi problemi», chiarisce oggi l’assessore alle politiche sociali De Martinis, «sia a causa delle diverse incursioni del precedente proprietario sia relativamente alle utenze domestiche. In particolare, la famiglia precedente aveva un ingente debito con l’Enel e questo ha rallentato notevolmente l’iter. Ma anche quest’ultimo disguido sembra essere stato risolto per cui la procedura per l’apertura del centro è pronta a riprendere il suo corso». La casa di via Adige, quindi, sembra davvero sul punto di aprire i battenti e di accogliere i bambini più sfortunati della città che utilizzeranno la struttura soprattutto nel pomeriggio, dopo le lezioni scolastiche.
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