Via Bastioni, gli ultimi venditori: non fate morire questo mercato

27 Dicembre 2022

Sono saliti a sette i box inutilizzati, mentre chi resta aspetta i lavori al piano superiore dell’edificio «Al Comune chiediamo di metterci i servizi: anagrafe, tributi, Caf. E poi via i parcheggi a pagamento»

PESCARA. Un ufficio anagrafe, uno sportello tributi e un Caf al piano rialzato chiuso da anni; lo spostamento dei contadini all’interno della struttura mercatale e via i parcheggi a pagamento per attirare i clienti con la sosta veloce. È la ricetta suggerita al Comune dai dieci negozianti rimasti in trincea per rivitalizzare il mercato coperto di Porta Nuova, che si va sempre più spopolando. Sette i box chiusi negli ultimi anni, per pensionamenti o decessi dei titolari di attività di pesce, frutta e salumeria, che hanno fatto accendere la spia rossa alla commissione Commercio del Comune, che nei giorniscorsi si è riunita «per individuare le misure utili al rilancio del mercato coperto di via dei Bastioni», aperto dalle 6.30 alle 14. Intanto, l’altra mattina il mercato risuonava di voci e canti, con Babbo Natale che ha incontrato i bambini della Silone di via Milano (3° A, B e C) accompagnati da docenti e genitori. I piccoli hanno giocato a tombola e vinto la merenda a base di frutta. L’iniziativa è stata organizzata dall’assessore all’Associazionismo, Nicoletta Di Nisio che afferma: «Mentre i piccoli si divertono, i grandi possono approfittarne per fare gli acquisti. È lo spirito di questo evento per rilanciare il mercato coperto».
Pasquale Renzetti, uno degli storici salumai del mercato dietro al bancone insieme alla figlia Federica, lo va ripetendo da anni: «Qui si rischia la desertificazione se il piano di sopra, chiuso da mesi per lavori di ristrutturazione, non viene rigenerato con servizi utili alla comunità. Basterebbe aprire sportelli dedicati all’anagrafe, ai tributi, i Caf dei sindacati, e tenere aperto il mercato anche di pomeriggio, per creare un movimento di persone, potenziali clienti. Inoltre, bisognerebbe dare uno stop alle licenze dei centri commerciali perché ce ne sono già troppi».
«Se continuano a chiudere i negozi, Pescara si spegnerà completamente», ammonisce l'ambientalista Giulio De Collibus, mentre fa la spesa. Sulla stessa linea di pensiero, Sandra Candeloro, del panificio Pachito, attività che resiste dal 1959: «Abbiamo tanti clienti che abitano nelle vicinanze perché i parcheggi a pagamento ci hanno penalizzato, il Comune deve toglierli. E qui dentro mancano riscaldamento e aria condizionata».
«Non possiamo far morire questa storica realtà», sostengono le clienti Ninetta e Carmelita mentre ritirano i vassoi di fiadoni e caggionetti. «Le attività che chiudono sono una perdita grave per la città a cui vengono a mancare dei punti di riferimento ultraventennali», riflette, Egidio Marra, notaio in pensione e habitué del mercato, «qui i servizi offerti dai commercianti sono di ottimo livello, ma mancano i contadini del sabato, manca una bancarella del pesce».
Tra i box chiusi c’è il 34-35 dedicato al baccalà. Di fronte, è posizionata la contadina Maria Di Vincenzo, dell'Antico Casaro di San Giovanni Teatino: «Di solito sto fuori il mercato, ma oggi fa freddo. Penso che seguirò il consiglio di mio figlio di aprire l’attività in uno di questi box chiusi». Il fruttivendolo Gabriele Bonavitacola fa notare che «mancano i parcheggi per il carico e scarico, non c’è un bagno per i disabili e il piano di sopra potrebbe essere concesso ai contadini, come accadeva anni fa. Così si ricreerebbe movimento al mercato».